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Retroscena

Il fascino indimenticabile dei primi Mac

David Lee
2/4/2026
Traduzione: Leandra Amato
Immagini: David Lee
Video: David Lee

Nel 1984 Apple lanciò il primo Macintosh. La mia esperienza personale iniziò poco dopo, con i modelli successivi, che avevano un aspetto quasi identico. In occasione del 50° anniversario di Apple, ti invito a immergerti con me nei ricordi e a rimettere in funzione il mio Macintosh SE/30.

Quando il Macintosh SE/30 si avvia e mostra l'icona con il Mac sorridente, sorrido anch'io. Risveglia un ricordo della mia giovinezza ormai dimenticato. È incredibile come tutto questo sia rimasto impresso nella mia memoria a lungo termine: il «bing» dell'avvio del sistema e il rumore della ventola, poco dopo il crepitio del disco rigido e la visualizzazione graduale delle estensioni di sistema, prima che compaia il desktop. Anche i rumori durante l'inserimento, la lettura e l'espulsione di un dischetto rimangono indimenticabili.

Ho scritto il paragrafo precedente prima di tirare fuori il mio vecchio computer, spolverarlo e accenderlo. La realtà è un po' meno entusiasmante: l'audio non funziona più correttamente, sia tramite l'altoparlante che tramite le cuffie. Beh, con un dispositivo che ha più di 35 anni, può succedere.

Tantissimi cubi colorati

Il primo Macintosh del 1984 aveva una forma iconica: un cubo con uno schermo a tubo catodico integrato, minuscolo, da 9 pollici, in bianco e nero e con 512 × 342 pixel. All'interno c'era un processore Motorola. Negli anni successivi Apple lanciò diversi altri modelli: sempre leggermente migliori, ma sempre basati sullo stesso principio. Apple ha continuato a vendere i Mac a forma di cubo con schermo monocromatico fino al 1993.

L'SE/30 è stato lanciato nel 1989 ed è stato il primo Mac a forma di cubo a non avere un Motorola 68000, ma il più veloce 68030. Inoltre, era dotato di un coprocessore, ben otto slot RAM e diverse possibilità di espansione. Era di gran lunga il Mac più potente nella sua configurazione originale. L'ho acquistato negli anni 2000 per 50 franchi su ricardo.ch e successivamente l'ho verniciato di blu, perché era molto ingiallito.

Ho acquistato anche un Macintosh Classic all'asta e l'ho verniciato. Tuttavia, non si avvia più da un po' di tempo. Per i pezzi di ricambio ho acquistato un terzo Macintosh compatto. Il suo case vuoto attende da tempo immemorabile che mi dedichi finalmente al mio progetto di modding: un piccolo schermo piatto all'esterno e, all'interno, un Mac Mini o un Raspberry Pi.

Mi ricordano un po' le statue Moai dell'Isola di Pasqua.
Mi ricordano un po' le statue Moai dell'Isola di Pasqua.

Il nostro primo computer

Sono nato nel 1976, proprio come l'azienda Apple. Durante la mia infanzia e adolescenza, il Macintosh ha svolto un ruolo importante: le scuole lo utilizzavano e mio padre era un insegnante. All'età di dodici anni, in sala insegnanti, mi sono seduto per la prima volta davanti a un Macintosh con grande stupore. Grazie al suo secondo schermo esterno, il computer permette di visualizzare una pagina A4 in formato verticale – WYSIWYG, what you see is what you get. All'epoca era insolito poter vedere già sullo schermo come sarebbe apparsa una pagina stampata. Disegnavo con la bomboletta spray e la matita in MacPaint, scrivevo qualcosa in MacWrite e cliccavo appositamente accanto alle finestre di avviso per sentire il segnale acustico «cling-clong» in continuazione. In quella sala insegnanti, che odorava di matrici e fumo di sigaretta stantio, ho digitato dei testi per un giornale scolastico di brevissima durata (un unico numero).

A casa non avevamo un computer, ma poco dopo mio padre acquistò un Macintosh SE. Non c'era altra scelta. Nemmeno i dischetti erano compatibili con l'ambiente DOS e Windows.

Ero un po' invidioso del mio vicino che possedeva un Amiga 500 tutto suo, con centinaia di giochi, ovviamente tutti a colori, e tutti acquistati da un altro studente per 10 franchi. Il Mac, con il suo minuscolo schermo in bianco e nero, non poteva competere. Dal punto di vista audio, tuttavia, il Macintosh era molto all'avanguardia per l'epoca. C'erano anche alcuni giochi davvero fantastici, come «Dark Castle», «Shufflepuck Cafe», «Pirates», «Lode Runner», «Crystal Quest» o «Shadowgate» – un'avventura in cui bastava il minimo errore per morire all'istante. Ecco alcune immagini del gioco «Shufflepuck Cafe».

Rete senza internet

Al liceo ho frequentato un «corso di dattilografia» per imparare il metodo a dieci dita. Dopo aver effettivamente completato la prima parte su una macchina da scrivere IBM, ho svolto la seconda parte in un'aula piena di Macintosh Plus, già allora leggermente obsoleti. Le loro tastiere erano molto alte e faticose da usare. Ciononostante, per me era tutto fantastico. I Mac erano collegati tramite una rete AppleTalk, così lenta che potevi impiegare diversi minuti per aprire una cartella sul file server. In compenso, tramite questa rete potevi inviare messaggi del tipo «Si è verificato un errore di sistema», il che era uno spasso per degli adolescenti che amavano gli scherzi. Proprio come il software ResEdit, con il quale, ad esempio, potevi trasformare il Cestino in un WC – compreso il rumore dello sciacquone al momento dello svuotamento. Un altro scherzo molto popolare consisteva nel modificare il sistema in modo tale che ad ogni pressione di un tasto risuonasse un fragoroso «Alleluia!».

A 19 o 20 anni mi è stato regalato un Macintosh compatto fuori produzione. Il mio primo computer personale! Sebbene fosse completamente obsoleto, era sufficiente per scrivere i compiti scolastici – e nel frattempo mi ero affezionato a quei piccoli computer monocromatici. Il principale svantaggio: non ti permetteva di navigare in internet.

Curiosità: sui Macintosh compatti, all'interno del case sul retro, sono incise le firme del team originale del Macintosh.
Curiosità: sui Macintosh compatti, all'interno del case sul retro, sono incise le firme del team originale del Macintosh.

Lavorare con un computer degli anni '80

Trovo affascinante quanto poco spazio di memoria richieda il tutto. Il gioco «Dark Castle» ha posto su un dischetto da 800 KB, incluso il sistema operativo, che è 40 KB. Anche un sistema operativo completo trova spazio su un dischetto. Photoshop richiede 728 KB. Sul mio computer moderno, lo stesso software richiede 5,29 GB. I 120 MB del disco rigido – evidentemente un potenziamento successivo – sembrano oggi pari a 10 TB. Non importa quanto salvi, il disco non si riempie mai.

Il Millennium bug del 2000 si è verificato sui Mac 20 anni dopo. Il calendario interno dei vecchi sistemi Mac termina il 31.12.2019. Non puoi visualizzare date successive; l'orologio torna indietro al 1° gennaio 1920. Puoi risolvere il problema utilizzando lo strumento SetDate, a condizione che tu riesca a trasferire lo strumento sul vecchio Mac e a decomprimerlo lì.

Potresti ancora fare qualcosa di utile con un Mac così vecchio nel 2026? Puoi utilizzarlo solo per attività d'ufficio, perché per tutto il resto le prestazioni sono troppo scarse. Affinché sia in qualche modo utile, devi trasferire i documenti su un computer moderno. Di default, ovvero senza alcuna estensione di rete o Small Computer System Interface (SCSI), posso farlo solo con i dischetti.

Cerco di creare un documento Word e un file immagine per poi aprirli su un computer moderno, così da poterli modificare o inviare.

Semplice: creazione dei file

Per prima cosa redigo un documento Word. È semplice, comodo e veloce. All'epoca Word attraversava un periodo positivo. Aveva già molte funzioni, come le tabelle o i formati di paragrafo, ma non soffriva ancora di «funzionalità-mania»: nessuna correzione automatica che trasformasse «MHz» in «Mhz» o continuasse a scrivere in maiuscolo dopo le abbreviazioni, e altre sciocchezze simili.

Poi, all'improvviso, il sistema si blocca. La famigerata bomba.

Ricordo che un tempo era normale. In caso di errore di programma, non è l'applicazione a bloccarsi, bensì l'intero sistema, e devi riavviare il computer. Non viene ripristinato nulla. Il materiale va semplicemente perso se non salvi regolarmente.

Come file immagine, faccio alcuni screenshot. Sul vecchio SE/30 funziona in modo simile a oggi: con ⌘+Shift+3. Finito.

Trasferimento tramite dischetto

Ora arriva la parte complicata. Da appassionato di tecnologia retrò, possiedo naturalmente un lettore di floppy disk con connessione USB. Ma che ironia: i computer Apple di oggi non sono in grado di leggere il formato dei dischetti proprietario di Apple, mentre leggono quello DOS. Ancora più divertente: su Windows probabilmente funzionerebbe – in passato, almeno, funzionava con lo strumento TransMac.

Fortunatamente, sul sistema dell'SE/30 è installata un'estensione denominata «PC Exchange», che mi permette di utilizzare un dischetto DOS come sostituto.

L'unico modo per estrarre i dati dal Mac.
L'unico modo per estrarre i dati dal Mac.

Questo però funziona solo con i dati, non con i programmi. Il motivo risiede in una particolarità del vecchio file system Apple, che prevede un data fork e un resource fork. Poiché altri file system non riconoscono questa struttura, il resource fork si perde durante la copia. Un file di testo non ha un resource fork, mentre i vecchi programmi Mac sì.

Ma anche durante il trasferimento dei file non tutto procede senza intoppi. I nomi dei file vengono distorti: «Word-Dokument» diventa «!WORD-DO.KUM». Negli screenshot, il Mac rileva che si tratta di file Unix eseguibili. Rinomino quindi tutto e aggiungo le estensioni .doc e .pict.

L'attuale versione di Word non riesce ad aprire il vecchio documento Word e mi suggerisce di provare con TextEdit di Apple. L'ironia sta diventando una battuta ricorrente. TextEdit lo apre, ma lo visualizza in modo errato. Il file RTF, invece, viene visualizzato correttamente, compresa la tabella. Perdo solo le formattazioni dei paragrafi, poiché il formato RTF non le prevede. Posso leggere il file di testo anche senza caratteri speciali errati.

Il file in formato RTF viene visualizzato correttamente in TextEdit.
Il file in formato RTF viene visualizzato correttamente in TextEdit.

L'anteprima mostra un'area bianca in tutti gli screenshot. Con Photoshop riesco però ad aprire le immagini e a convertirle in GIF o in altro formato. Il risultato:

Ma naturalmente non ho tirato fuori questo dispositivo per lavorare in modo produttivo, bensì per pura nostalgia. Mi ricorda il periodo in cui trovavo i computer, e in particolare i Mac, nuovi, emozionanti e affascinanti. Oggi – o meglio, di nuovo – lavoro con un Mac, ma non ho alcun legame emotivo con esso. Per me è semplicemente uno strumento di lavoro. Silenzioso, discreto e, nella sua perfezione, in qualche modo noioso.

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Il mio interesse per il mondo IT e lo scrivere mi hanno portato molto presto a lavorare nel giornalismo tecnologico (2000). Mi interessa come possiamo usare la tecnologia senza essere usati a nostra volta. Fuori dall'ufficio sono un musicista che combina un talento mediocre con un entusiamso eccessivo. 


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