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Instagram @chanelofficial
Retroscena

Ora persino la moda di lusso vuole venderci il camminare scalzi

Stephanie Vinzens
13/5/2026
Traduzione: Alessandra Ruggieri De Micheli

Meno scarpa, più marketing: sembra essere questo il nuovo motto di Chanel. La maison francese riesce a trasformare persino il camminare scalzi in uno status symbol.

Prima le suole delle sneakers sono diventate sempre più sottili, poi le scarpe con le dita sono entrate nel mainstream. E il fatto che la rapper statunitense Doechii abbia recentemente sfilato sul red carpet del Met Gala completamente scalza lascia intuire la fase successiva. La moda sembra pronta a prendere alla lettera la tendenza barefoot – eliminando del tutto la scarpa. Il problema? Camminare scalzi non si può vendere. Oppure sì?

Una scarpa che non è più una scarpa

In occasione della collezione Cruise 2026/27, Chanel ha presentato una scarpa che con la definizione classica del termine ha ormai ben poco a che fare: un pezzo di pelle con tacco che copre soltanto il tallone e viene fissato sopra il collo del piede con dei laccetti. Il resto del piede resta completamente scalzo. Di fronte a un'interpretazione della moda così estrema, i commenti online si scrivono praticamente da soli. Le reazioni oscillano tra entusiasmo e sgomento: per alcuni è un gesto d'avanguardia liberatorio, per altri un no go assoluto.

Con il sandalo barefoot di Chanel, la polemica era inevitabile.
Con il sandalo barefoot di Chanel, la polemica era inevitabile.
Fonte: Instagram @theprophetpizza

E affinché, guardando quei piedi quasi nudi, pensassimo più alle conchiglie sulla spiaggia che ai vetri rotti sull'asfalto, Chanel ha ambientato il suo «quarto di scarpa» lontano dalla realtà urbana. Per ovvie ragioni, la sfilata non si è svolta in una stazione della metro di New York come la collezione «Métiers d'art 2026», bensì nella località costiera di Biarritz. Le modelle sfilavano su un tappeto color sabbia, con copricapi glamour che ricordavano cuffie da bagno e gioielli a forma di conchiglia che coprivano completamente le orecchie, quasi a cullarle nel rumore del mare. Dietro le grandi vetrate si estendeva l'Atlantico. Camminare scalzi forse non si può vendere, ma le emozioni sì, eccome.

Il sogno di un'eterna vacanza

Chanel lo chiarisce subito: chi indossa questa copertura per il tallone conduce una vita fatta di ozio, in cui le scarpe funzionali sono superflue. Non deve preoccuparsi dei pavimenti sporchi, perché può semplicemente sollevare i piedi – magari appoggiandoli al parapetto di uno yacht, con uno spritz al pastis in mano e la brezza basca sul viso. E se proprio deve camminare, lo fa sulla sabbia che scivola tra le dita dei piedi o su un soffice prato. Poco importa, quindi, che la scarpa di Chanel sia ancora davvero una scarpa. Qui non si vende un prodotto materiale, ma il sogno di un'eterna vacanza.

Chanel Resort 2026/27
Chanel Resort 2026/27
Fonte: Launchmetrics/Spotlight
Chanel Resort 2026/27
Chanel Resort 2026/27
Fonte: Launchmetrics/Spotlight

Ironia della sorte, dei piedi nudi difficilmente riuscirebbero a varcare indenni la soglia di un negozio Chanel. Libertà, contatto con la natura, nudità: nella moda di lusso non possono semplicemente esistere, devono prima essere inseriti in una narrazione estetica. Circondata da sabbia finta, conchiglie finte e rumore del mare artificiale, la scarpa di Chanel non rappresenta quindi la reale sensazione del camminare scalzi, ma una sua illusione accuratamente costruita. Del resto, l'autenticità performativa è ormai quasi obbligatoria nella moda. Sottoculture, hobby e persino la povertà vengono trasformati in prodotti di consumo e venduti come stili di vita – idealmente in modo abbastanza provocatorio da suscitare sia entusiasmo che indignazione.

La moda come spettacolo virale

Dopo Karl Lagerfeld, Chanel aveva perso a lungo quell'aura di entusiasmo collettivo sotto la direzione di Virginie Viard. Con Matthieu Blazy, alla guida creativa da circa un anno, la maison vuole tornare a far parlare di sé. Che oggi, nella maggior parte dei casi, significa diventare un post virale e una sezione commenti infuocata. Un brand di successo non può più limitarsi a essere bello o d'ispirazione. Deve inserirsi nei dibattiti contemporanei, essere ironico e autocritico, trasformarsi in spettacolo sociale. L'importante è che la gente reagisca, nel bene o nel male: con la schiuma alla bocca o i cuoricini negli occhi.

La presenza online di un marchio non vive più soltanto grazie ai clienti paganti, ma anche grazie a un pubblico digitale che commenta e genera una presunta rilevanza culturale. Chi pensa di cogliere riferimenti e messaggi di un brand si sente parte di una cerchia ristretta, convinto di vedere ciò che gli altri non vedono. L'esclusività della moda di lusso non si definisce quindi solo attraverso il possesso, ma anche tramite il capitale culturale. Nel caso della non-scarpa di Chanel, non conta più soltanto se sia bella o pratica. Conta piuttosto se si è in grado di decifrarne il concetto e la presunta ironia. In perfetto stile: «If you get it, you get it» – chi capisce, capisce. L'alta moda diventa così una forma d'arte da interpretare e comprendere.

Si può ancora definire una scarpa?
Si può ancora definire una scarpa?
Fonte: Instagram @micarganaraz

Quando anche la critica diventa un business

«Fashion is art» era anche il dress code del Met Gala di quest'anno. Il motto sottolinea il forte legame tra moda e arte: la moda non è solo una forma artistica in sé, ma viene spesso utilizzata anche nelle arti visive per rendere visibili e commentare le dinamiche sociali. L'artista svizzero-tedesca Meret Oppenheim mostrava già negli anni Trenta, con il suo «Sugar Ring», quanto il valore dipenda dalla messa in scena: un semplice cubetto di zucchero, incastonato in un anello d'oro, appare improvvisamente prezioso come una gemma, pur potendosi sciogliere o sgretolare da un momento all'altro.

Oggi un meccanismo simile si ritrova nella copertura per il tallone di Chanel. Camminare scalzi, qualcosa di gratuito e quotidiano, viene trasformato dal marketing del lusso in uno status symbol desiderabile. In questo modo però, sia la scarpa sia il camminare a piedi nudi perdono il loro significato originario. Certo, tutto questo può essere interpretato come un colpo di genio sovversivo – o come una spudorata operazione commerciale. La moda, in fondo, mostra quanto il consumo possa essere assurdo e riesce anche a trasformare quell'assurdità in un modello di business. Oggi persino la critica al consumismo sembra avere un cartellino del prezzo.

Immagine di copertina: Instagram @chanelofficial

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Un entusiasmo sconfinato per le spalline, le Stratocaster e il sashimi, ma pochi nervi per le critiche sul suo dialetto della Svizzera orientale.


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Curiosità dal mondo dei prodotti, uno sguardo dietro le quinte dei produttori e ritratti di persone interessanti.

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