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Retroscena

Controllo dell'età nell'UE: l'e-ID diventerà obbligatoria?

Florian Bodoky
14/7/2026
Traduzione: Rebecca Vassella

Ursula von der Leyen chiede controlli sull'età a livello europeo per i giovani che navigano in rete. I critici mettono in guardia contro la censura e la verifica obbligatoria dell'età per tutti.

Il 13 luglio la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è espressa a favore di un controllo più rigoroso dell'età dei giovani sui social media. È «assolutamente chiaro che noi (l'UE) abbiamo bisogno di una limitazione di età per le piattaforme». La richiesta si basa su un rapporto di un comitato, pubblicato proprio quel lunedì, che ha analizzato la questione.

Cosa contiene il rapporto?

Questo rapporto di 156 pagine, commissionato dalla stessa von der Leyen, raccomanda una limitazione dell'accesso a «Social Media+» a livello europeo per i minori di 13 anni. In particolare, i bambini fino a 2 anni non devono avere alcun accesso a «dispositivi connessi a internet», gli adolescenti fino a 13 anni possono utilizzarli solo sotto supervisione, mentre i minori di 18 anni possono accedere solo a «contenuti adeguati alla loro età».

Inoltre, il comitato raccomanda che, nell'attuazione di queste raccomandazioni, non ci si affidi esclusivamente all'autorità dei genitori, ma che si istituiscano «sistemi efficaci di controllo dell'età». In questo contesto, von der Leyen ha nuovamente promosso l'app europea per il controllo dell'età, comunemente chiamata «Mini Wallet».

Cosa ne pensano gli Stati membri dell'UE?

In diversi Stati membri dell'UE esistono già proposte o addirittura iter legislativi per regolamentare l'uso dei social media. La Francia, la Svezia e la Grecia intendevano già introdurre un divieto per i minori di 15 anni, mentre la Danimarca prevedeva un divieto parziale per i minori di 16 anni. La Commissione europea ha però già giudicato questi progetti «incompatibili con la legislazione dell'UE».

In Germania le opinioni sono contrastanti.
In Germania le opinioni sono contrastanti.
Fonte: Shutterstock

In Germania, il cancelliere Friedrich Merz ha respinto un divieto generalizzato. Da una parte ci sono i sostenitori di una regolamentazione (CDU/CSU) e, dall'altra, i ferrei critici dei controlli obbligatori sull'età (Die Linke).

Cosa ne pensano i critici?

Gli oppositori vedono il progetto con occhio critico per diversi motivi. In una lettera aperta, gli esperti di IT mettono in guardia dal sollevare le Big Tech dalle loro responsabilità con questi controlli sull'età. Infatti, i giovani che sanno aggirare questi blocchi, avrebbero accesso a servizi non regolamentati e non sicuri. Inoltre, «il potere di accesso ai contenuti in rete verrebbe centralizzato e controllato», il che renderebbe possibili potenziali abusi (come la censura). Inoltre, non è stata dimostrata l'efficacia di tali divieti: gli studi condotti in Australia, «Paese pioniere» in materia, mostrano risultati contrastanti.

La Francia voleva già una propria legge sui social media.
La Francia voleva già una propria legge sui social media.
Fonte: Shutterstock

Inoltre, gli oppositori criticano il termine «Social Media+». Con questa definizione, infatti, non ci si riferisce solo a Instagram, TikTok e simili, ma in generale a «servizi che potrebbero essere accessibili ai minori e presentare caratteristiche rischiose e/o inadatte all'età». Tra questi figurano, ad esempio, i videogiochi, i sistemi di intelligenza artificiale, i rivenditori online e altro ancora.

L'app per il controllo dell'età promossa da von der Leyen in questo contesto sarebbe, è vero, particolarmente rispettosa della privacy grazie al protocollo «Zero Knowledge Proof». Non elabora documenti d'identità né dati biometrici, ma si limita a verificare la maggiore età. Tuttavia, l'EUDI Wallet necessario a tal fine è facoltativo. Una situazione che non si verificherebbe più se fosse obbligatorio verificare la propria identità su internet, anche per le persone adulte.

Qual è il prossimo passo?

Ursula von der Leyen ha annunciato che, per il momento, avrebbe «letto attentamente» il rapporto. Dopo l'estate, la Commissione intende presentare una proposta per l'eventuale attuazione. Ciò avverrà presumibilmente nell'ambito del «Discorso sullo stato dell'Unione», che si terrà nel settembre 2026. Non è ancora chiaro, tuttavia, quale forma assumerebbe una legge del genere e come dovrebbero essere effettuati i controlli.

Una proposta della Commissione rappresenterebbe il primo passo dell'iter legislativo dell'UE, articolato in più fasi. Successivamente, il Parlamento europeo e il Consiglio degli Stati membri dovrebbero discuterne e raggiungere un accordo. Questo processo può durare più di un anno e il risultato può differire notevolmente dalla proposta iniziale.

Inoltre, non è chiaro se una normativa di questo tipo assumerà la forma di un regolamento o di una direttiva. Se si trattasse di una direttiva, ogni singolo paese dell'UE dovrebbe elaborare una legge in tal senso. La Commissione europea ha però già lasciato intendere in passato che auspicherebbe una soluzione a livello dell'UE.

Immagine di copertina: Shutterstock

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Da quando ho scoperto come attivare entrambi i canali telefonici sulla scheda ISDN per ottenere una maggiore larghezza di banda, sperimento con le reti digitali. Con quelle analogiche, invece, da quando so parlare. A Winterthur per scelta, con il cuore rossoblu. 


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