
Retroscena
Basta con i deepfake per i pedofili? La crisi di Grok e le sue conseguenze
di Florian Bodoky

I giovani passano online quasi quattro ore al giorno. Sempre più Paesi stanno pianificando limiti di età o veri e propri divieti per i social media. Dalla Svizzera alla Gran Bretagna: chi interviene e in che modo – e a cosa serve?
Instagram, TikTok o Snapchat richiedono ogni giorno diverse ore di attenzione. Non solo, ma spesso anche da parte di bambini e adolescenti. Secondo lo studio tedesco JIM, la media è di 224 minuti al giorno, quindi quasi quattro ore.
Parallelamente, in diverse parti del mondo, si sta diffondendo l'idea che l'uso dei social possa essere problematico per i giovani. Questo per motivi legati alla salute mentale (un effetto tuttavia controverso), alla pressione sociale o al fattore dipendenza, alimentato tra l'altro anche dagli algoritmi dei video brevi.
Questi fattori stanno spingendo vari Paesi nel mondo a intervenire. Dall'accesso regolamentato fino al divieto totale dei social media per i giovani. Quale Paese sta pianificando cosa? Ecco una panoramica.

L'Australia ha già introdotto il divieto. Dal 19 ottobre 2025, le persone sotto i 16 anni non possono più registrarsi sulle grandi piattaforme di social media. I provider devono implementare un sistema di verifica dell'età e controllarlo attivamente. A livello tecnico, molti servizi utilizzano procedure di identificazione che richiedono, ad esempio, il caricamento di documenti d'identità o di dati biometrici. Questi sistemi sono costosi, complessi e soggetti a errori. Inoltre, sono diffusamente criticati per i rischi legati alla protezione dei dati. Le prime analisi indicano che il tempo di utilizzo quotidiano tra gli under 16 diminuisce leggermente. Allo stesso tempo, giovani utenti riferiscono che molti inseriscono età false o accedono tramite app alternative. Le scuole osservano una minore reperibilità continua durante le lezioni, ma un aumento dell'uso di messenger al di fuori delle piattaforme ufficiali.

La Francia intende introdurre un divieto di utilizzo dei social media per gli under 15. Il Parlamento ha approvato le rispettive leggi, che obbligherebbero le piattaforme a rendere tecnicamente possibile la verifica dell'età. La sfida è evidente: come verificare in modo affidabile che un minore abbia davvero almeno 15 anni senza raccogliere dati personali? La raccolta di questi dati per gli e le utenti minorenni è infatti rigidamente regolamentata dalla legge sui servizi digitali o Digital Services Act (DSA), valido in tutta l'UE. Inoltre, un divieto nazionale potrebbe entrare in conflitto con il diritto europeo, che armonizza i servizi all'interno del mercato unico, sempre nel quadro del DSA.
La Francia sta lavorando a nuove linee guida tecniche, ma non dispone ancora di meccanismi di verifica realmente funzionanti. Per limitare ulteriormente il consumo di social media, il governo francese intende inoltre estendere il divieto di smartphone già in vigore nelle scuole elementari e medie anche ai licei.

In Germania, il dibattito su un divieto dei social media per i minori ha preso un notevole slancio nel 2026. L'ultimo momento chiave è stato il congresso federale della CDU a metà febbraio. Secondo i delegati, gli under 14 non dovrebbero avere accesso a piattaforme come TikTok o Instagram. Per la fascia tra i 14 e i 16 anni è prevista una sorta di «modalità giovani», senza feed personalizzati, senza inoltro automatico dei contenuti e con impostazioni più restrittive. Il segretario generale della CDU, Carsten Linnemann, porta avanti il tema, e il cancelliere Friedrich Merz sostiene la linea. Anche l'SPD ha formulato richieste simili in un documento programmatico, proponendo limiti di età e versioni speciali per adolescenti.
La discussione è quindi entrata nella seconda fase: dalla delibera di partito alla possibile legislazione. Tuttavia, non c'è pieno accordo. All'interno della coalizione emergono posizioni diverse, e altri attori rivendicano competenze in materia di protezione dei minori nei media. Come in Francia, restano due nodi: da un lato, un sistema di verifica dell'età tecnicamente fattibile e senza problemi di privacy. Dall'altro, i conflitti di cui sopra con la normativa UE sovraordinata. Una commissione di esperti dovrebbe presentare proposte concrete entro l'estate. La terza fase consisterebbe in un disegno di legge. Il governo federale intende elaborare una legge sulla base delle raccomandazioni ricevute, che dovrebbe quindi passare al vaglio del Consiglio dei ministri e successivamente del Bundestag e del Bundesrat. Parallelamente, sono in corso colloqui con i Paesi e con i gestori delle piattaforme.

Anche il governo spagnolo vuole regolamentare i social media per i minorenni, puntando a un limite di 16 anni e alla creazione di un «pacchetto di tutela dei giovani». Non ci sono ancora proposte di legge concrete. María González Veracruz, segretaria di Stato per la Digitalizzazione e l'Intelligenza Artificiale, ha spiegato che ciò servirebbe a creare «ambienti digitali sicuri». Ha inoltre evidenziato gli investimenti del governo spagnolo in istruzione digitale, infrastrutture e competenze digitali per gli studenti.
Le autorità spagnole stanno valutando in che modo potrebbero funzionare le soluzioni tecniche per la verifica dell'età a livello europeo. L'obiettivo è testare un'applicazione uniforme nell'UE prima di introdurre divieti nazionali. La realizzazione tecnica resta però aperta. Ciò che invece è chiaro è il sostegno della popolazione: secondo l'agenzia di stampa Reuters, l'82% degli spagnoli appoggia una regolamentazione.
Indipendentemente dalle iniziative nazionali, sullo sfondo rimane la legislazione dell'UE. Il Digital Services Act e altri regolamenti già disciplinano gli obblighi dei servizi online, come i contenuti illegali, la pubblicità e la protezione dei minori. Chi critica le regolamentazioni nazionali ricorda le iniziative già avviate dal Parlamento europeo, che stanno anch'esse valutando un'età minima per i social media. I sostenitori di soluzioni nazionali sostengono invece che limiti di età rigidi a livello europeo potrebbero violare il principio del Paese di origine e la libertà di prestazione dei servizi nel mercato unico. Inoltre, con una legge europea unificata, le piattaforme potrebbero aggirare illegalmente i divieti nazionali legati all'età, per esempio se un Paese decide un'età minima inferiore o superiore rispetto a quella stabilita dall'UE. Una decisione della Corte europea di giustizia non è ancora arrivata.

L'Albania ha anticipato l'UE, ma ora sta facendo un passo indietro. Alla fine del 2024, il Paese ha imposto un divieto generale di un anno alla piattaforma video TikTok. La decisione è arrivata dopo l'accoltellamento mortale di un quattordicenne, in seguito a una lite nata da provocazioni reciproche proprio su TikTok. Il 21 dicembre 2024 il primo ministro Edi Rama ha annunciato il blocco di TikTok a partire dall'inizio del 2025 per almeno un anno, per proteggere bambini e adolescenti da contenuti dannosi e per avviare programmi educativi di accompagnamento. Il 13 marzo 2025 l'autorità Electronic and Postal Communications Authority (AKEP) e la National Cybersecurity Authority (AKSK) hanno ordinato ai fornitori di internet di bloccare tecnicamente l'accesso alla piattaforma.
I critici hanno messo in guardia, in una lettera aperta, contro il rischio di censura e la limitazione della libertà di espressione e di informazione, soprattutto in vista delle elezioni parlamentari del maggio 2025. Nonostante il divieto ufficiale, il blocco è stato ampiamente aggirato ed è quindi stato revocato il 6 febbraio 2026. Secondo i media, le autorità stanno comunque lavorando a filtri per proteggere gli utenti più giovani.

Il governo britannico guidato dal primo ministro Keir Starmer vuole migliorare significativamente la sicurezza online per bambini e adolescenti e sta valutando un divieto dei social media per gli under 16. A tal fine, l'Online Safety Act 2023 sarà ampliato con nuove competenze normative. Da marzo 2026 è prevista una consultazione pubblica di tre mesi su limiti di età dei social network, verifica dell'età, limiti di tempo per il «doomscrolling» e divieti per i minori nell'uso delle VPN. Il governo vuole includere rigorosamente nella regolamentazione anche i chatbot IA come Grok di xAI, dopo che sono stati usati per creare contenuti problematici.
Nel gennaio 2026 la Camera dei Lord ha approvato una mozione per una possibile restrizione agli under 16. Starmer sottolinea che un divieto totale non è ancora stato deciso definitivamente, ma rimane una possibilità. Allo stesso tempo chiede obblighi più severi per le piattaforme online nella protezione dei minori.

In Svizzera, il Consiglio federale segue una linea moderata. Si discute di limiti di età e divieti per bambini e adolescenti, ma non esiste un divieto nazionale. Nel dicembre 2025, la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider (PS) ha dichiarato di essere aperta all'idea di un divieto dei social media per i minori, annunciando un'analisi approfondita che, in alcuni casi, sfonda porte aperte: una petizione chiede di rendere inaccessibili le piattaforme social agli under 16, la quale è sostenuta da oltre 60 000 firme.
Sulla stessa linea si è espresso anche Thomas Minder, presidente dell'Associazione svizzera dei direttori scolastici (Verband Schulleitungen Schweiz VSLCH), che nell'ottobre 2025 ha richiesto un divieto per gli adolescenti. Chiede l'esame di un divieto di TikTok per i giovani anche un postulato parlamentare. La Commissione federale per l'infanzia e la gioventù (CFIG), invece, nel novembre 2025 si è pronunciata contro divieti generalizzati, chiedendo piuttosto regolamentazione, prevenzione e promozione della competenza mediatica.
Nel frattempo è in arrivo la «Legge federale sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca» (LPCom). La consultazione del disegno di legge è terminata a metà febbraio. Tuttavia, il testo riguarda principalmente la regolamentazione delle piattaforme più grandi in generale, senza affrontare in modo specifico gli aspetti relativi a bambini e adolescenti. Si ispira piuttosto al Digital Services Act dell'UE.
Nel contesto dei dibattiti su divieti e regolamentazioni emerge spesso il tema della verifica dell'età e dell'identità. I critici temono per la protezione dei dati nel caso venisse introdotto un simile obbligo. L'imminente introduzione dell'Id-e non basta a dissipare del tutto queste preoccupazioni. La parziale mancanza di fiducia nella struttura di sicurezza dell'Id-e rischia di diminuire ulteriormente dopo la recente rivelazione dei problemi di sicurezza.
Da quando ho scoperto come attivare entrambi i canali telefonici sulla scheda ISDN per ottenere una maggiore larghezza di banda, sperimento con le reti digitali. Con quelle analogiche, invece, da quando so parlare. A Winterthur per scelta, con il cuore rossoblu.
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