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Ramon Schneider
Opinione

La power station era pronta. Il treno notturno no

Ramon Schneider
10/7/2026
Traduzione: Alessandra Ruggieri De Micheli
Immagini: Ramon Schneider

Volevo usare una power station come protezione contro eventuali interruzioni di corrente per il mio dispositivo CPAP durante un viaggio in treno notturno. Invece, un problema di comunicazione ha trasformato il viaggio in un'odissea. Il test pratico a bordo non è mai avvenuto.

La EcoFlow River 3 è nello zaino, completamente carica. Una batteria da 3,55 chilogrammi, una sorta di polizza assicurativa contro un problema che, su un treno notturno, in teoria non dovrei nemmeno pormi: le prese di corrente che smettono di funzionare.

Soffro di apnea ostruttiva del sonno. Di notte uso un dispositivo CPAP per mantenere aperte le mie vie respiratorie. L'acronimo sta per Continuous Positive Airway Pressure, cioè pressione positiva continua delle vie aeree, che impedisce le pause respiratorie. Senza corrente, però, il dispositivo diventa poco più di una scatola con un tubo. Durante il mio ultimo viaggio sul treno notturno da Zurigo a Vienna, la presa di corrente si è interrotta più volte. Non per pochi minuti, ma in alcuni casi per ore, soprattutto durante le soste più lunghe in stazione. Per lo smartphone sarebbe stato solo un fastidio. Per il mio CPAP invece, era un problema serio, oltre a un rischio per la mia salute.

La soluzione pesa 3,55 chilogrammi

Per il mio prossimo viaggio acquisto quindi una power station. L'idea è semplice: collegare la power station alla presa del treno e il CPAP alla power station. Se l'alimentazione del treno viene meno, entra in funzione la batteria. Idealmente, il mio apparecchio non dovrebbe nemmeno accorgersene.

EcoFlow River 3 versione UE (versione UPS) (245 Wh, 3.55 kg)
Power station

EcoFlow River 3 versione UE (versione UPS)

245 Wh, 3.55 kg

Al binario 18 manca il treno

Il Nightjet da Zurigo ad Amburgo dovrebbe partire domenica 28 giugno 2026 alle 19:15. Mi muovo in sedia a rotelle e ho richiesto assistenza per la salita a bordo. Per questo devo presentarmi al binario venti minuti prima della partenza.

E così eccomi puntuale alla stazione centrale di Zurigo, sul binario 18. Con i bagagli, il CPAP, la power station e 30 gradi che mi gravano sulle spalle. Come se organizzare questo viaggio non fosse già abbastanza complicato.

Peccato che del treno non ci sia traccia.

Al binario 18 non c'è alcun Nightjet, ma solo un primo avviso: ritardo di durata indefinita.
Al binario 18 non c'è alcun Nightjet, ma solo un primo avviso: ritardo di durata indefinita.

Poi arriva l'annuncio: il treno non è ancora pronto a partire. La partenza è rinviata a tempo indeterminato. Fastidioso, certo, ma non ancora un dramma. I treni notturni non sono mai stati il mezzo ideale per chi ha un'agenda serrata. Aspetto.

L'unico vagone che mi serve

Con il passare del tempo diventa chiaro che il problema non riguarda soltanto l'orario di partenza. Coinvolge proprio il vagone di cui ho bisogno: il 416. È lì che si trova lo scompartimento cuccette accessibile a persone con disabilità. Quello che ho prenotato che è anche l'unico presente su tutto il treno.

Avevo prenotato il vagone 416: una cuccetta nello scompartimento multifunzione. Proprio quel vagone è stato soppresso.
Avevo prenotato il vagone 416: una cuccetta nello scompartimento multifunzione. Proprio quel vagone è stato soppresso.

Quel vagone è guasto. E non si tratta di un piccolo inconveniente. Quando il treno arriva in stazione, scopro che il climatizzatore non funziona, le porte non si aprono e il bagno è fuori servizio. In pratica, tutta l'elettronica ha smesso di funzionare. Di conseguenza non posso utilizzare lo scompartimento accessibile a persone con disabilità, che rimarrà chiuso per l'intero viaggio.

Nell'app compare semplicemente la dicitura: «Servizio modificato». Per me significa che l'unico scompartimento utilizzabile è fuori servizio.
Nell'app compare semplicemente la dicitura: «Servizio modificato». Per me significa che l'unico scompartimento utilizzabile è fuori servizio.

In alternativa, mi viene assegnato un posto in un vagone normale di 2ª classe. Senza bagno accessibile alle persone in sedia a rotelle.

Per me non è un'alternativa. Non per un viaggio notturno. Non per chi viaggia in sedia a rotelle. Non dopo aver prenotato appositamente uno scompartimento cuccette accessibile a persone con disabilità. Né tantomeno dopo aver organizzato l'intero viaggio attorno a quella sistemazione.

Rifiuto. La sola assenza di un bagno accessibile rende questa soluzione impraticabile. In seguito, scopro anche che il treno, pur partendo con 85 minuti di ritardo, riesce ad arrivare soltanto fino a Basilea, dove un altro guasto tecnico mette definitivamente fine al viaggio. Per tutti.

Un altro guasto tecnico e il treno si ferma definitivamente a Basilea.
Un altro guasto tecnico e il treno si ferma definitivamente a Basilea.

Io, però, mi trovo ancora alla stazione centrale di Zurigo. Con tutto il necessario per un viaggio in treno notturno preparato nei minimi dettagli. E decisamente di pessimo umore.

Presumibilmente avvisato

Allo sportello delle FFS chiedo quali siano le mie opzioni. L'addetto consulta il sistema e mi dice che, secondo quanto risulta, le ÖBB (Ferrovie Federali Austriache, che gestiscono il treno notturno) mi avrebbero già informato il giorno prima del guasto al vagone.

Non è vero.

Non ho ricevuto alcun SMS. Nessuna e-mail. Nessuna telefonata. Niente. Se le ÖBB mi avessero davvero avvisato il giorno prima, con quel caldo non sarei andato fino in stazione. E non avrei scoperto solo lì che l'unico scompartimento accessibile alle persone con disabilità era fuori servizio.

Allo sportello delle FFS scopro che, a quanto pare, avrei dovuto essere informato il giorno prima. Peccato che a me non sia arrivato alcun messaggio.
Allo sportello delle FFS scopro che, a quanto pare, avrei dovuto essere informato il giorno prima. Peccato che a me non sia arrivato alcun messaggio.

L'addetto delle FFS mi spiega inoltre che non può fare nulla. Ho acquistato il biglietto direttamente dalle ÖBB e non dalle FFS. Mi prospetta quindi due possibilità: acquistare un nuovo biglietto per il giorno successivo e cercare poi di ottenere il rimborso dalle ÖBB, oppure rivolgermi direttamente al loro servizio clienti.

Scelgo la seconda opzione.

Così torno a casa. Fradicio di sudore, profondamente irritato e con un bagaglio che ormai non dà più l'idea di un viaggio preparato con cura, ma piuttosto di una pessima barzelletta.

Tre persone prima di me

Alle 21:50 telefono al servizio clienti delle ÖBB. Una voce automatica mi informa che ci sono tre persone in attesa prima di me. Tre persone. Sembra gestibile.

Poi parte il jingle.

E non è solo brutto. È quel genere di musica d'attesa che, dopo dieci minuti, ti fa mettere in discussione tutte le tue scelte di vita. Dopo venti minuti, non risponde ancora nessuno. Dopo quaranta nemmeno. Dopo un'ora mi chiedo se le tre persone davanti a me non siano rimaste a loro volta bloccate dal treno notturno per Amburgo.

Tre persone davanti a me in attesa. Dopo 75 minuti non ho ancora parlato con nessuno.
Tre persone davanti a me in attesa. Dopo 75 minuti non ho ancora parlato con nessuno.

Dopo 75 minuti riattacco. Non ho parlato con anima viva.

Il conto arriva più tardi: 30,73 franchi per una telefonata internazionale. In pratica ho pagato il jingle delle ÖBB. Una risposta, invece, non l'ho ottenuta.

Oltre 75 minuti di attesa, nessuna risposta e 30,73 franchi sulla bolletta del cellulare.
Oltre 75 minuti di attesa, nessuna risposta e 30,73 franchi sulla bolletta del cellulare.

A quel punto, in aereo

Alla fine, prenoto un volo per Amburgo.

Lo faccio malvolentieri. Volare su una tratta servita dal treno mi sembra sbagliato. È proprio per questo che avevo scelto il treno notturno. Ed è proprio per questo che avevo studiato un modo affidabile per alimentare il mio CPAP durante il viaggio. Ed è proprio per questo che avevo una power station nello zaino.

Il mio biglietto per l'alternativa forzata: Swiss invece del Nightjet.
Il mio biglietto per l'alternativa forzata: Swiss invece del Nightjet.

Il giorno dopo mi ritrovo comunque in aereo. Senza la EcoFlow. Per il trasporto aereo la batteria è troppo potente. Swiss consente di portare nel bagaglio a mano batterie portatili fino a 100 Wh senza autorizzazione e fino a 160 Wh previa approvazione. La mia power station, con i suoi 245 Wh, supera nettamente questo limite.

Cosa dicono le FFS e le ÖBB

Secondo le FFS, il guasto del vagone 416 è stato causato da un problema all'alimentazione elettrica. Per questo motivo il vagone che ospitava lo scompartimento multifunzione è stato messo fuori servizio a partire da Zurigo.

Su richiesta, sia le FFS sia le ÖBB confermano che avrei dovuto essere informato già il sabato. A causa di un errore nel coordinamento tra le due compagnie ferroviarie, però, quell'informazione non mi è mai arrivata. Entrambe si sono scusate e hanno dichiarato che analizzeranno quanto accaduto.

Anche riguardo all'alternativa in offerta, le FFS sono chiare: il posto a sedere in 2ª classe senza bagno accessibile alle persone in sedia a rotelle non era equivalente. Tuttavia, sullo stesso treno non era disponibile una soluzione migliore, poiché era presente un solo scompartimento accessibile a persone con disabilità, dotato del relativo accesso e del bagno attrezzato.

Se questo scompartimento è fuori servizio, spiegano le FFS, i passeggeri interessati possono rinunciare al viaggio oppure richiedere successivamente il rimborso. Una soluzione sostitutiva sullo stesso treno che rispetti gli standard previsti non esiste.

Le ÖBB mi hanno rimborsato integralmente il costo del biglietto e, inoltre, mi hanno offerto un buono da 49,90 euro.

L'unico pronto ero io

Non ho mai potuto testare la power station sul treno. Non perché non funzionasse. Ma perché sul treno non sono mai riuscito a salire. Ed è questa la vera ironia di tutta la vicenda: avevo trovato una soluzione al problema delle prese di corrente inaffidabili. Per la soppressione dell'unico scompartimento accessibile alle persone con disabilità, invece, nessuno aveva una soluzione.

Se volete convincere le persone a viaggiare in treno invece che in aereo, non bastano le buone intenzioni o delle belle foto di treni notturni. Per quanto mi riguarda, non è sufficiente che da qualche parte sul treno sia previsto uno scompartimento accessibile alle persone con disabilità. Deve funzionare. E se non funziona, deve esistere un'alternativa migliore di un posto a sedere in una carrozza senza bagno accessibile.

La mia power station era pronta. Il mio CPAP era pronto. Io ero pronto.

Il treno notturno, invece, no.

Immagine di copertina: Ramon Schneider

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Questa è un'opinione soggettiva della redazione. Non riflette necessariamente quella dell'azienda.

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