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Pia Seidel
Novità e trend

Lampade come gioielli: la nuova tendenza dell'illuminazione da Milano

Pia Seidel
11/5/2026
Traduzione: tradotto automaticamente
Immagini: Pia Seidel

Elementi d'argento che brillano. Lampade che pendono negli angoli, quasi come un ciondolo su un orecchino. Alla Settimana del Design di Milano, una tendenza era inconfondibile: la luce diventa gioiello.

Milano, aprile 2026. Luci ovunque, ma nessuna è appesa dove te l'aspetti. Invece che al centro della stanza: in una nicchia e a tutta altezza. Meno illuminazione, più gesto.

L'interior designer Barbara Reimelt – nota per Architectural Digest e Business of Home – ha già un termine per questo: «Lighting like Jewelry». Le luci devono essere speciali, curve, multistrato, fatte di materiali misti – proprio come i gioielli.

Reimelt coglie qualcosa che osservo da tempo. Il designer Federico Stefanovich lo ha detto nella nostra conversazione: «La luce a soffitto può rimanere spenta». Invece: diverse fonti di luce a diverse altezze, come una composizione nella stanza. Quella che prima era un'eccezione, ora è improvvisamente la norma.

Lo dimostrano anche queste tre luci della Design Week, che sono le mie preferite.

36 ore di stampa per un'ombra

Lo studio Dérive pensa alla luce dalla strada – bordi, giunture, segni d'usura, cose che di solito non noti. Combina la stampa 3D con componenti industriali. Il loro contributo alla Design Week, esposto da Comune nello Spazio Ivy, si chiamava «Stratum»: un intreccio di 14 luci «Nautilus».

Il lampadario sembra tutt'altro che preso dalla strada. Ogni paralume è stampato in 3D per oltre 36 ore, strato dopo strato, in motivi frattali che modellano e diffondono la luce.

Talismano invece di plafoniera

L'Alcova è una delle piattaforme espositive più originali della Milano Design Week: edifici industriali abbandonati, vecchie ville – una cornice che è già di per sé una dichiarazione. Ciò che si adattava perfettamente: la collezione «Totemic» di Andrea Claire Studio. Le lampade a sospensione sono realizzate in carta Hanji. Il tradizionale materiale coreano è noto per la sua durata e la sua trasparenza calda. Le luci sono disponibili in tonalità naturali con foglia d'argento su ottone. In diverse dimensioni, stratificate come perle su una collana, occupano l'intera stanza. In molte culture, i totem sono contenitori di significato che vengono tramandati di generazione in generazione. Qui la lampada assume questo ruolo.

L'Andrea Claire Studio è sinonimo di sistemi di illuminazione scultorei all'intersezione tra arte e architettura. Con «Totemic», Claire guarda a oltre un decennio di ricerca sulla carta come materiale luminoso. Ma non tutto ciò che ha entusiasmato alla Design Week era nuovo.

Un ritrovamento vintage come segno

Il terzo esempio non è un nuovo design, ma un ritrovamento: una lampada a sospensione chiamata «Sirray» di Kazuhide Takahama, disegnata per Sirrah nel 1970 in Italia. È stata riportata alla luce da Dimore Studio – uno degli studi di interior design milanesi più influenti, che allestisce spazi che non possono essere assegnati a nessuna epoca.

Che Dimore metta al centro un pezzo vintage non è un caso: lo studio è considerato un sismografo. Ciò che appare lì, lo troverai presto anche altrove.

Che siano di nuova concezione o vecchie di 50 anni: ciò che le unisce tutte e tre è la stessa idea. Le luci possono di nuovo farsi notare. Possono appendere dove vogliono, numerose – e oscillare come ciondoli. Il soffitto rimane il punto di partenza. Ma l'obiettivo è la nicchia.

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Immagine di copertina: Pia Seidel

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Sono la cheerleader del buon design e ti avvicino a tutto ciò che ha a che fare con l'arredamento e l'interior design. Regolarmente ti propongo scoperte d'interni semplici ma raffinate, scovo le ultime tendenze e intervisto le menti creative sul loro lavoro. 


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