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Apple
Opinione

L'arrocco al vertice di Apple è esemplare

Samuel Buchmann
22/4/2026
Traduzione: Nerea Buttacavoli

A Cupertino sta iniziando una nuova era. Il successore di Tim Cook, John Ternus, rappresenta il giusto equilibrio tra continuità e ventata d'aria fresca, e incarna perfettamente l'identità di Apple.

Mentre altri amministratori delegati si aggrappano alla loro poltrona fino a tarda età, Tim Cook decide di lasciare il posto a 65 anni. Lo cede a un successore che offre proprio il giusto mix di stabilità e nuovo slancio: il cinquantenne John Ternus è da un lato abbastanza giovane da poter rimanere amministratore delegato per almeno dieci anni, dall'altro, grazie alla sua solida esperienza, sembra godere internamente di grande rispetto. Tim Cook rimane da Apple in qualità di presidente esecutivo. E non avrebbe potuto orchestrare meglio il cambio al vertice.

  • Novità e trend

    Tim Cook si dimette

    di Samuel Buchmann

Il candidato ideale

Ho incontrato John Ternus sei mesi fa in occasione del lancio dell'iPhone a Monaco di Baviera. All'incontro con la stampa, alla presenza di un piccolo gruppo giornalistico, si è presentato in scarpe da ginnastica e felpa con cappuccio. Era molto aperto al dialogo e ha risposto pazientemente alle nostre domande – con quella tipica disinvoltura californiana e usando molti superlativi, ma senza alcuna traccia di arroganza o presunzione. Se dovessi disegnare su un foglio bianco qualcuno che rappresenta l'identità di Apple, ne verrebbe fuori John Ternus.

Il CEO designato si è laureato in ingegneria meccanica presso l'Università della Pennsylvania nel 1997. In seguito, ha lavorato presso una startup specializzata in realtà virtuale, prima di entrare a far parte del team di progettazione dei prodotti Apple nel 2001. Era il periodo d'oro subito dopo il ritorno di Steve Jobs. Nel 2013 Ternus è stato nominato Vice President of Hardware Engineering ed era responsabile dello sviluppo di AirPods, iMac e iPad. Nel 2020 si è aggiunta la responsabilità relativa all'hardware dell'iPhone. Un anno dopo è stato promosso a Senior Vice President e da allora fa parte della dirigenza di Apple.

Con Ternus è quindi un «product guy» ad assumere la guida del gruppo multinazionale. E questa è un ottima cosa. Tim Cook si è concentrato soprattutto sull'efficienza e sulla logistica. Sotto la sua guida, Apple è maturata e ha lanciato sul mercato prodotti di qualità anno dopo anno. È solo grazie a una catena di approvvigionamento perfettamente ottimizzata che sono possibili prodotti dall'ottimo rapporto qualità-prezzo come il MacBook Neo. È fantastico, ma anche un po' noioso. E a trarre il massimo vantaggio dal genio economico di Cook non è solo la clientela, bensì gli azionisti.

John Ternus può ora partire da queste solide basi, ma anche imprimere il proprio marchio al suo mandato. Potrebbe concentrarsi maggiormente sulle innovazioni e osare anche con idee più originali. Questo può essere sia un vantaggio che uno svantaggio: in passato, ad esempio, è stato una delle figure chiave del grande successo degli AirPods. Ma anche dietro l'impopolare Touch Bar del MacBook e il fiasco della tastiera Butterfly. Resta quindi da vedere se, sotto la sua guida generale, i prodotti miglioreranno o diventeranno semplicemente più interessanti.

Cook rimane per gestirsela con Trump

La maggior parte degli analisti si aspettava che Tim Cook si dimettesse solo tra uno o due anni – pensavano che avrebbe guidato Apple fino alla fine del secondo mandato di Donald Trump. Il CEO è considerato un abile diplomatico, che sa come gestire il presidente degli Stati Uniti. Probabilmente è stato proprio lui il motivo per cui, nell'aprile del 2025, smartphone, computer e chip sono stati improvvisamente esentati dai dazi doganali.

Il suo ruolo relativo ai rapporti con Trump ha attirato anche critiche su Tim Apple Cook. Ad esempio, quando ha regalato al presidente una statua di vetro e oro. Oppure quando ha assistito alla prima di «Melania», mentre lo stesso giorno in Minnesota Alex Pretti veniva ucciso dagli agenti dell'ICE. Ciò sembra difficilmente conciliabile con le convinzioni personali di Cook e appare quindi ipocrita. Lui stesso ha recentemente affermato con diplomazia di non essere «una figura politica» e di rappresentare semplicemente gli interessi di Apple.

È proprio questo il ruolo che ricoprirà anche in futuro: nel suo nuovo ruolo di Executive Chairman, Cook, secondo il comunicato stampa, «sosterrà l'azienda in determinati ambiti, tra cui la collaborazione con i decisori politici di tutto il mondo». È una mossa intelligente. John Ternus, infatti, non dispone ancora delle relazioni necessarie, che nell'attuale clima politico degli Stati Uniti sono particolarmente importanti per il successo aziendale.

Un arrocco perfetto

Apple ha affidato a Johny Srouji la posizione precedentemente ricoperta da Ternus come responsabile dell'hardware. Riguardo a Srouji recentemente circolavano voci secondo cui avrebbe potuto lasciare l'azienda. Sarebbe stata una grave perdita, dato che Srouji, in qualità di architetto dei chip sviluppati internamente, ha contribuito in modo determinante al successo degli ultimi anni. Con la sua promozione, il rischio che se ne vada dovrebbe essere scongiurato. Per dargli il contentino, Tim Cook non solo lo nomina «Senior Vice President of Hardware Engineering», ma crea appositamente il nuovo titolo di «Chief Hardware Officer».

Tutto sommato, la riorganizzazione del personale di Apple sembra molto ben ponderata. Il momento immediatamente successivo al 50° anniversario rappresenta simbolicamente l'occasione perfetta per una svolta. Sono ottimista riguardo alla nuova era di John Ternus. Non stravolgerà i principi fondamentali di Apple, come avrebbe forse fatto un candidato esterno. Allo stesso tempo, potrebbe portare una ventata di aria fresca e favorire una maggiore innovazione. Durante una riunione interna con tutto il personale ha annunciato per il prossimo futuro una «straordinaria roadmap di prodotti». E questa è necessaria soprattutto nel settore dell'intelligenza artificiale. Non vedo l'ora di scoprire come andrà.

Immagine di copertina: Apple

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Le mie impronte digitali cambiano talmente spesso che il mio MacBook non le riconosce più. Il motivo? Se non sono seduto davanti a uno schermo o in piedi dietro a una telecamera, probabilmente mi trovo appeso a una parete di roccia mantenendomi con i polpastrelli. 


Opinione

Questa è un'opinione soggettiva della redazione. Non riflette necessariamente quella dell'azienda.

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