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Tilly Norwood in «Misaligned» / Particle6
Opinione

L'intelligenza artificiale a Hollywood: il fallimento fa parte del piano

Luca Fontana
8/7/2026
Traduzione: Sanela Dragulovic

Un doppiaggio generato dall'intelligenza artificiale si rivela un fiasco talmente imbarazzante che Amazon lo rimuove dal web. Nel frattempo, un'attrice generata con l'IA ottiene il suo primo ruolo da protagonista. Due casi isolati che, insieme, descrivono la direzione che Hollywood sta prendendo.

«Ti amo» – «Lo so» – «Vattene»

Suona così uno psicodramma quando è l'intelligenza artificiale a occuparsi del doppiaggio. Il film «Amore letale», distribuito su Amazon Prime tramite il servizio di terze parti Prime Video Direct, racconta in realtà la storia di una dottoressa perseguitata da un paziente. Ciò che ha colpito il pubblico, però, è stato ben altro: una traccia audio in tedesco con errori grammaticali e un'intonazione artificiale così involontariamente comica che frasi come «Ich sollte da gestorben haben» (in italiano «avrei dovuto morto lì») si sono diffuse sui social media.

Amazon ha deciso di intervenire e lunedì ha rimosso il film dal catalogo tedesco. Poco dopo, un portavoce di Prime Video ha confermato laconicamente alla rivista di settore «DWDL» ciò che tutti avevano già notato da tempo: «Il doppiaggio tedesco del film non rispettava gli standard di qualità di Prime Video. Per il momento il film non è più disponibile su Prime Video».

Per il momento. Non si tratta di un abbandono del doppiaggio con l'IA, bensì di un passo indietro in un caso specifico particolarmente imbarazzante. La differenza, sottile ma decisiva, è questa: la reazione ha riguardato la qualità, non il principio. Da mesi, le persone che lavorano nel doppiaggio in Germania si oppongono alle clausole contrattuali sull'IA che permettono agli studi di utilizzare le loro voci per l'addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale. Il flop di «Amore letale» fornisce ora, seppur involontariamente, un argomento a chi si batte per la tutela del lavoro umano: «Questo è il risultato quando ci sostituiscono semplicemente con un algoritmo».

Nonostante ironie e critiche, i contenuti generati con l'IA non si fermano. Un secondo caso, verificatosi quasi contemporaneamente, dimostra quanto questa tendenza si stia affermando.

Tilly Norwood ottiene il suo primo ruolo da protagonista

Mentre Amazon si espone a critiche per un doppiaggio con l'IA rivelatosi fallimentare, lo studio di IA Particle6 annuncia un traguardo: il personaggio interamente generato al computer Tilly Norwood interpreterà il suo primo ruolo da protagonista nella commedia drammatica «Misaligned». La produzione sarà ibrida, cioè coinvolgerà sia professionisti del cinema tradizionale sia specialiste e specialisti dell'intelligenza artificiale.

Qualunque cosa questo significhi.

La creazione di Tilly Norwood è ben documentata. Ricordiamo che SAG-AFTRA, il sindacato statunitense delle attrici, degli attori e delle professioniste e dei professionisti dello spettacolo, ha chiarito che Norwood si basa sul lavoro non retribuito di innumerevoli interpreti reali, senza autorizzazione né compenso. La sua creatrice, Eline van der Velden, ha comunque lasciato ben poco spazio ai dubbi sulle proprie ambizioni:

«Vogliamo che Tilly diventi la prossima Scarlett Johansson o Natalie Portman».

Il fatto che un personaggio generato con l'IA come Tilly Norwood abbia una possibilità, dipende dal fatto che Hollywood sta attraversando una crisi concreta: negli ultimi vent'anni i costi di produzione dei grandi film sono esplosi, mentre il pubblico si reca sempre meno spesso al cinema.

Ciò è dovuto soprattutto a due motivi. Da una parte, una serata al cinema può costare rapidamente più di un abbonamento mensile a una piattaforma di streaming. Dall'altra, si sta riducendo la finestra cinematografica, cioè il periodo in cui un film resta disponibile in esclusiva sul grande schermo prima di arrivare nei cataloghi streaming. Per restare aggiornati sulle novità cinematografiche non serve più aspettare mesi, come accadeva un tempo con l'uscita in DVD. Oggi spesso basta un mese, forse due. Semmai.

Le case di produzione reagiscono come fanno di solito: con ancora più sequel, prequel e franchise già conosciuti, nella speranza che il pubblico voglia vederli. Tutto il resto viene tagliato per ridurre al minimo i rischi.

Van der Velden stessa fornisce l'argomento più diretto a sostegno di questa logica. Offre alle case di produzione la possibilità di ridurre il budget del 20-30% grazie a inquadrature realizzate con l'IA, ad esempio l'inquadratura introduttiva, inserti o sequenze singole particolarmente complesse. L'obiettivo è permettere anche agli studi creativi più piccoli di competere con le grandi produzioni. Secondo questa visione, il risultato dovrebbe favorire la capacità di innovazione dell'intero settore.

Sembra una prospettiva allettante, ma potrebbe anche trasformarsi in un passo difficile da invertire una volta compiuto. Dove si traccia esattamente il confine? Da quale momento in poi si eliminano più posti di lavoro di quanti se ne creano? È proprio questa logica a collegare Tilly Norwood a «Amore letale»: in entrambi i casi non si tratta innanzitutto di trovare la migliore soluzione artistica, ma di ridurre i costi di produzione e, di conseguenza, minimizzare i rischi. Questo è il vero nocciolo della questione.

Il calcolo strategico dietro l'offensiva dell'IA

«Amore letale» oggi potrebbe essere un fallimento. Ma ciò che accade oggi non vale per sempre. Amazon non ha dichiarato di voler rinunciare in futuro al doppiaggio con l'IA, ma si è limitata a constatare che quella versione specifica era di scarsa qualità. La tecnologia resta in campo: al prossimo tentativo dovrà semplicemente risultare più convincente.

Con Tilly Norwood emerge la stessa determinazione. Da mesi attrici, attori e sindacati protestano contro l'uso dell'IA, eppure lei ottiene un ruolo da protagonista. Per chi dirige gli studi cinematografici, a quanto pare, contano di più altri fattori rispetto all'indignazione sui social media: numeri, gestione del rischio e la prospettiva di un personaggio che non sciopera e non negozia mai un compenso. Le proteste si sono placate, il progetto va avanti.

«Don't be left out, don't fall behind. We can scale, we can grow. It's the next evolution, can't you see? AI is not the enemy, it's the key», canta Tilly Norwood, chiarendo piuttosto bene quale ruolo l'intelligenza artificiale avrà in futuro a Hollywood.

In definitiva, entrambi i casi indicano la stessa evoluzione: è solo questione di tempo prima che quasi nessuno si chieda più cosa sia stato creato dall'intelligenza artificiale e cosa no. Non deve necessariamente accadere domani. Forse sarà proprio la prossima generazione a crescere con musica, voci e contenuti generati dall'IA nei propri feed social, senza conoscere altro. Nel frattempo, l'IA continuerà a collezionare fallimenti, a diventare per qualche giorno bersaglio di scherno, a essere rimossa temporaneamente e infine a rientrare in scena senza fare troppo rumore.

Immagine di copertina: Tilly Norwood in «Misaligned» / Particle6

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Scrivo di tecnologia come se fosse cinema – e di cinema come se fosse la vita reale. Tra bit e blockbuster, cerco le storie che sanno emozionare, non solo far cliccare. E sì – a volte ascolto le colonne sonore più forte di quanto dovrei.


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Questa è un'opinione soggettiva della redazione. Non riflette necessariamente quella dell'azienda.

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