I tuoi dati. La tua scelta.

Se accetti solo i cookie necessari, raccogliamo informazioni sul tuo dispositivo e comportamento d'uso sul nostro sito web tramite cookie e tecnologie simili. Questi permettono, ad esempio, un login sicuro e funzioni di base come il carrello.

Se accetti tutti i cookie, ci permetti di utilizzare questi dati per mostrarti offerte personalizzate, migliorare il nostro negozio e visualizzare pubblicità mirata sul nostro e su altri siti web o app. A tal fine, determinati dati possono essere trasmessi anche a terze parti e partner pubblicitari.

Shutterstock/MartiBstock
Retroscena

Perché i bambini cresciuti con un'educazione severa mentono meglio

Michael Restin
13/5/2026
Traduzione: Alessandra Ruggieri De Micheli

I bambini piccoli mentono in modo impacciato. A meno che non si sentano costretti a farlo. In tal caso, già a quattro anni i bambini mentono con grande abilità per proteggersi.

Nei primi anni di vita, i bambini hanno un rapporto molto spontaneo e innocente con la verità. Te ne rendi conto quando tuo figlio sull'autobus inizia a commentare ad alta voce le caratteristiche fisiche degli altri passeggeri: «Quell'uomo laggiù è proprio un po'…» – Oddio, pensi, sorridendo con imbarazzo e in segno di scusa, prima di tirare un sospiro di sollievo quando la frase finisce semplicemente con «… vecchio!». A tre anni, di solito, i bambini non sanno ancora che la verità può essere nascosta, distorta o negata.

Sarebbe bello se anche negli anni successivi continuassero a dire sempre la verità, imparando però a gestirla con un po' più di tatto. Ma la capacità di mentire arriva abbastanza presto nella loro vita: nella maggior parte dei casi, entro l'età scolare. È un processo graduale: alcuni imparano prima, altri dopo. Le competenze necessarie per mentire sono anche un segno di maturità, intelligenza e, sì, pure allenamento.

Che cosa so io e cosa sanno gli altri? Come faccio a tenere per me il mio vantaggio informativo e usarlo a mio favore senza contraddirmi? Mentire è complesso e non compare in nessun programma scolastico. Almeno non direttamente. I motivi per cui i bambini iniziano a esercitarsi sono tanti: paura, educazione, insicurezza, calcolo… e anche il modo in cui vengono cresciuti. Il rapporto che hanno con la verità dipende molto dagli ambienti e dalle persone che esercitano maggiore influenza su di loro: genitori e fratelli a casa, ma anche il contesto scolastico, che per i ricercatori è più facile da osservare.

Scuola severa, bambini bugiardi

La psicologa Victoria Talwar studia il motivo per cui e le condizioni in cui i bambini scelgono più facilmente di mentire. Nel suo studio più famoso, ha osservato bambini in età prescolare tra i tre e i quattro anni provenienti da scuole con approcci educativi diversi: una era molto autoritaria e prevedeva punizioni severe, l'altra più permissiva, orientata al dialogo e alla comprensione.

In una delle due scuole, probabilmente, con una bugia te la saresti cavata più facilmente; nell'altra, invece, nessuno voleva assolutamente essere scoperto. Questo non cambiava la curiosità dei bambini, che cadevano tutti allo stesso modo nella trappola preparata dai ricercatori: lasciati soli nella stanza, sbirciavano sotto il telo che copriva un giocattolo, nonostante fosse stato espressamente vietato. A cambiare era però la risposta alla domanda: «Hai sbirciato?».

I bambini della scuola severa mentivano nel 95 percento dei casi ed erano sorprendentemente bravi, considerando la loro età. Mantenevano il contatto visivo e non si lasciavano destabilizzare nemmeno dalla domanda successiva: «Secondo te, quale animale c'è sotto il telo?». Inventavano spiegazioni plausibili per giustificare il fatto di sapere quale fosse il giocattolo, senza ammettere di aver sbirciato. I bambini della scuola più permissiva dicevano molto più spesso la verità e, quando provavano a mentire, lo facevano in modo piuttosto impacciato.

La verità dietro a tutto questo

Le regole severe non producevano quindi bambini più educati, ma storie più sofisticate per evitare i guai. Una capacità complessa per i bambini di quattro anni: la maggior parte riesce a raccontare bugie coerenti solo verso i sei o sette anni. I bambini della scuola autoritaria, però, non imparavano a comportarsi in modo moralmente corretto: diventavano semplicemente più abili a salvarsi la pelle. Sembra proprio che più coraggio serva per dire la verità, meno persone riescono a trovarlo.

Uno studio recente condotto a Singapore dimostra che anche lo stile educativo dei genitori influenza chiaramente il modo in cui si sviluppa il «comportamento scorretto» nel tempo. Osservando bambini di quattro anni e mezzo, il gruppo di ricerca riusciva a prevedere con sorprendente precisione se a sei anni avrebbero barato durante un gioco di lancio della palla per vincere un premio.

I padri particolarmente severi e controllanti erano un indicatore del fatto che i bambini avrebbero messo il successo davanti alla morale (qualcosa che, tra parentesi, Donald Trump continua a fare giocando a golf). Il bambino teme di non soddisfare le aspettative e cerca di proteggersi dalla sensazione di fallimento con ogni mezzo.

Le madri empatiche possono attenuare questo effetto. Se anche loro sono molto severe, secondo lo studio l'effetto si riflette più sull'autocritica che sul barare attivamente: il bambino tende a colpevolizzarsi, diventa triste e si chiude in sé stesso. Dal momento che statisticamente trascorrono più tempo con i figli, le madri influenzano maggiormente anche la bussola morale dei bambini, soprattutto quando si tratta di bugie di cortesia.

La forma più difficile e nobile della bugia

Ringraziare educatamente per un regalo che non piace affatto è una vera arte per un bambino. Per questo uno degli esperimenti standard di Victoria Talwar funziona così: ai piccoli partecipanti viene regalato qualcosa di deludente agli occhi di un bambino, come una saponetta usata, e poi viene chiesto: «Ti piace?».

Secondo le ricerche di Talwar, già la metà dei bambini di tre anni riesce a pronunciare una bugia di cortesia. Tra i sette e gli undici anni la percentuale sale all'85 percento, spesso accompagnata da una motivazione gentile e ben costruita su ciò che trovano così affascinante in quella tristissima saponetta.

Questa forma «nobile» della bugia, che funziona come lubrificante sociale, è molto sofisticata: chi riesce a nascondere la propria delusione e contemporaneamente a costruire un'altra narrazione dimostra di comprendere molto bene sé stesso e gli altri. Non sorprende che i bambini cresciuti in modo autoritario tendano a essere meno bravi in questo: il loro focus nel mentire è evitare punizioni.

Come incoraggiare i bambini a dire la verità

I bambini imparano a valutare le conseguenze del proprio comportamento e cambiano atteggiamento. Non servono studi scientifici per capire che la fiducia è la chiave per l'onestà. Anche se in realtà esistono diversi studi su questo tema con titoli come Trusting young children to help causes them to cheat less. Per concludere, ecco tre consigli concreti, facili da leggere ma non sempre così semplici da mettere in pratica:

  • Sottolinea il valore della verità: È successo qualcosa? Può capitare. Invece di reagire con accuse («L'hai rotto tu?»), affronta l'episodio con calma e loda apertamente il bambino quando ammette un errore. La frase: «Grazie, è stato coraggioso da parte tua» ha un grande effetto.
  • Riduci la paura della punizione: se un bambino sa di poter dire la verità senza correre alcun rischio, sarà più propenso a farlo. È davvero così semplice. Funziona però solo se ha esperienza del fatto che è davvero così. Questo non significa che i comportamenti sbagliati non abbiano conseguenze: una scusa o un gesto riparatorio restano comunque importanti.
  • Chiedi una promessa: se c'è un rapporto di fiducia, un semplice appello all'onestà può già fare la differenza. Un bambino che promette di dire la verità avrà molte più difficoltà a mentire.

Nota: in questo articolo il termine «bambino» viene usato in senso inclusivo e comprende bambini e bambine di ogni genere.

Immagine di copertina: Shutterstock/MartiBstock

A 12 persone piace questo articolo


User Avatar
User Avatar

Semplice scrittore, doppiamente papà, che ama essere in movimento e destreggiarsi nella vita familiare quotidiana, come un giocoliere che lancia le palline e di tanto ne fa cadere una. Può trattarsi di una palla, di un'osservazione, o di entrambe.


Retroscena

Curiosità dal mondo dei prodotti, uno sguardo dietro le quinte dei produttori e ritratti di persone interessanti.

Visualizza tutti

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Commenti

Avatar