

I pantaloni da pioggia: il nemico numero uno dei bambini
I pantaloni da pioggia, simbolo di giochi e libertà a prima vista, suscitano invece opinioni contrastanti: molti bambini li trovano estremamente scomodi. Le ricercatrici suggeriscono di riconsiderarne l'uso.
Il guardaroba dell'asilo mette alla prova la pazienza di bambini e adulti. Compreso io, e le maestre e maestri. Anzi per loro lo stress è anche maggiore, visto che prima di un'uscita durante una giornata piovosa devono vestire i bambini adeguatamente e far indossare i famigerati pantaloni da pioggia. A venti bambini.
Per ritrovarsi alla fine con una schiera di piccoli «omini Michelin» (e bambine Michelin) che si avventura nel bosco ben coperta e protetta, con stivali gialli di gomma e pantaloni termici sgargianti pronta a entrare in contatto con la natura. Fin qui tutto bene, o quasi. A parte lo strato di gomma, che dovrebbe mantenere i vestiti puliti e asciutti. Ma non a tutti piace.
L'odio che Virve Keränen dell'Università di Oulu in Finlandia descrive nel suo articolo, lo capisco bene. L'ho vissuto anch'io in modo simile: i miei figli non hanno mai amato indossare quegli indumenti. Trovo quindi interessante che la ricercatrice, insieme alla sua collega Susanna Kinnunen, abbia fatto di questo capo d'abbigliamento oggetto di uno studio scientifico.
Un capo di abbigliamento controverso
A prima vista, si parla dei pantaloni. In realtà, la questione riguarda il ruolo dei bambini piccoli nella società, le loro forme di resistenza e i problemi strutturali della vita quotidiana. Tutto questo può essere spiegato attraverso un controverso capo di abbigliamento. «Il nostro obiettivo non è criticare i pantaloni da pioggia, ma esaminare e mettere in discussione le pratiche e le regole ad essi associate», spiega Susanna Kinnunen.
La Finlandia, che dal 2018 è considerata ogni anno il Paese più felice del mondo secondo il World Happiness Report, sembra rifiutare l'idea di vedere bambini scontenti nei loro vivaci abiti di plastica. E dato che dalla Scandinavia si estende una vera e propria «zona dei pantaloni da pioggia» attraverso l'Europa centrale umida e fredda, il tema riguarda molte famiglie.
Pantaloni da pioggia
Il tuo bambino indossa volentieri l'abbigliamento da pioggia?
- Sì, senza alcun problema.84%
- No, solo dopo lunghe discussioni.16%
Il concorso è terminato.
Davanti ai pantaloni impermeabili siamo tutti uguali
Dal punto di vista dei bambini, ci sono buone ragioni per non amare questa uniforme da esterno. Spesso, con i pantaloni da pioggia e gli stivali, ci si limita a un prato bagnato invece di sguazzare nelle pozzanghere profonde fino al ginocchio. Chi vuole correre, arrampicarsi, calciare o saltare si sente limitato nei movimenti. Sono pratici soprattutto per gli adulti, perché hanno meno bucato da lavare. E la regola sembra chiara: i pantaloni da pioggia sono obbligatori se fuori è bagnato. E questo diventa un problema.
Ai piccoli rimane poca libertà di scelta e la reclamano ad alta voce. Dopo appena due minuti, le bretelle dei pantaloni e i lacci elastici sotto gli stivali non sono già più al loro posto. Ne risultano passi incerti e strattoni continui e ogni gesto è un piccolo segnale di ribellione. E poi, diciamolo, i pantaloni di plastica sono perfetti come nascondiglio per sassi e rametti. Almeno così, riescono a riconquistare un po' di autodeterminazione. Questo libro per bambini racconta una storia molto simile (disponibile solo in tedesco).

Leon und Jelena - Die Matschhose muss weg
Tedesco, Raingard Knauer, Ruediger Hansen, 2017
La soluzione migliore per bambini e insegnanti: parlarne. I bambini possono sfogare la loro frustrazione spiegando che i pantaloni li ostacolano nel gioco. Le maestre e i maestri spiegano invece che i genitori non possono lavare sempre tutto. In un mondo ideale, i bambini dovrebbero lavare i loro vestiti.
Nella maggior parte dei casi, le idee individuali falliscono a causa della realtà standardizzata. Per i bambini è quasi impossibile far valere la propria opinione. L'analisi delle autrici dimostra che gli insegnanti se ne rendono conto e spesso provano anche compassione. Ma devono pur fare il loro lavoro.
Polizia del guardaroba
Chi lavora negli asili si sente in dovere nei confronti dei genitori a non riconsegnare i bambini con vestiti completamente bagnati e sporchi. Ma devono seguire anche i tempi e, spesso gestire le difficoltà legate alla carenza di personale.
Il risultato è un lavoro monotono e poco gratificante: da una parte i bambini, che si rifiutano di indossare i pantaloni di plastica; dall'altra gli adulti, costretti a far andare avanti l'attività. E a volte, nemmeno i trucchi migliori aiutano.

Fonte: Katja Fischer
Cosa resta da fare quando le parole non bastano? Le ricercatrici descrivono come il «dramma dei pantaloni» influenzi le relazioni, i comportamenti e le dinamiche di potere tra bambini e adulti. Così, per senso di impotenza, il personale si trasforma in una vera e propria «polizia del guardaroba» cercando di tenere a bada anche i più testardi. A volte il bambino viene vestito come un manichino.
Oppure entra in gioco la pressione sociale: «tutto il gruppo» deve aspettare uno, due o tre bambini che non vogliono mettersi i pantaloni e i genitori «sarebbero sicuramente molto tristi» se i bei vestiti si sporcassero. A volte scattano anche i divieti del tipo chi non indossa i pantaloni impermeabili non può giocare nella sabbia. E naturalmente l'attrezzatura viene controllata sempre ancora una volta prima che si faccia un passo all'esterno.
Vestiti bagnati, ma tutto ok
«I pantaloni da pioggia possono rivelare molto sulle aspettative che la società ripone nei bambini e sul ruolo significativo che anche i piccoli oggetti rivestono nella vita quotidiana», scrivono le ricercatrici. La posta in gioco è alta. Non solo sabbia e fango, ma a volte anche sentimenti negativi che un bambino si porta dietro per molto più tempo. A pensarci bene, quei momenti snervanti della mia infanzia sono impressi nella mia mente almeno quanto quelli belli.
Per questo sono contento di aver raramente dovuto riprendere un bambino dall'asilo che, la sera, indossasse ancora gli stessi vestiti del mattino. In compenso, ogni due giorni le maestre consegnavano al piccolo un sacchetto di plastica pieno di vestiti sporchi. Cose bagnate? Tutto ok! A dire il vero, la parte che mi dava più fastidio era lavare i pantaloni da pioggia.
Semplice scrittore, doppiamente papà, che ama essere in movimento e destreggiarsi nella vita familiare quotidiana, come un giocoliere che lancia le palline e di tanto ne fa cadere una. Può trattarsi di una palla, di un'osservazione, o di entrambe.
Curiosità dal mondo dei prodotti, uno sguardo dietro le quinte dei produttori e ritratti di persone interessanti.
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