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A24
Recensione

«Backrooms»: un post su 4chan è diventato un film della A24 – e l'internet impazzisce

Stefanie Lechthaler
16/6/2026
Traduzione: Nerea Buttacavoli

Da qualche parte su internet c'è una foto: pavimento in linoleum, carta da parati gialla, tubi fluorescenti. Nessuna persona, nessuna uscita. Chi la conosce, lo sa: non è una foto, è una sensazione. E «Backrooms» la coglie in modo spaventosamente preciso.

Non preoccuparti, niente spoiler: nella mia recensione del film «Backrooms» non svelo nulla di quanto non sia già noto e visibile nel trailer. Il film esce nelle sale svizzere a partire dal 18 giugno.

Il trailer di «Backrooms» mi ha fatto avere un flashback. Un ricordo di un sogno che mi perseguitava continuamente da bambina: io, da sola nel parco acquatico fatiscente «Alpamare», circondata da innumerevoli scivoli d'acqua e senza alcuna via d'uscita in vista. Più cercavo, più mi perdevo nel labirinto di scivoli d'acqua. Mi svegliavo turbata, ma in un certo senso anche nostalgica. Come se un'aura cupa aleggiasse su un luogo caro.

Probabilmente una sensazione simile l'ha provata anche l'utente anonimo di 4chan che, nel maggio 2019, pubblicando la foto di un edificio abbandonato, ha invitato a pubblicare immagini che sembrassero in qualche modo «strane». E così iniziò il fenomeno delle «backrooms».

Questa immagine ha gettato le basi per il fenomeno delle backrooms e per l'omonimo film.
Questa immagine ha gettato le basi per il fenomeno delle backrooms e per l'omonimo film.
Fonte: 4chan

Da allora, la gente sta inondando il web di immagini e animazioni di centri commerciali di notte, parcheggi sotterranei vuoti o corridoi spogli, che trasmettono una sensazione al tempo stesso opprimente e familiare. Come se ci si trovasse completamente soli, intrappolati in un labirinto di pavimenti in linoleum, pannelli per il soffitto e fredde lampade fluorescenti, accompagnati solo dalla musica inquietante dell'ascensore.

Un nome che ne è emerso: Kane Pixels, il cui vero nome è Kane Parsons. Dopo il successo virale della sua serie su YouTube «Backrooms (Found Footage)» del 2022, il ventunenne Parsons si è cimentato nella regia di un lungometraggio. In collaborazione con la casa di produzione A24, ha girato il thriller «Backrooms», tratto da una sceneggiatura di Will Soodik.

Il film

A differenza dei film d'animazione di Parsons, non mi addentro nelle backrooms in prima persona, ma seguo Clark (interpretato da Chiwetel Ejiofor, protagonista di «12 Years a Slave»), la cui vita è andata in pezzi dopo una separazione. Il suo punto di riferimento: la terapeuta dottoressa Mary Kline (Renate Reinsve), che nasconde la propria distanza emotiva dietro la professionalità. Voce monotona, sguardo assente. Vorrei scuoterla attraverso lo schermo. E lei… prova a fare la stessa cosa con Clark.

Il caos nella vita di Clark raggiunge il culmine quando scopre una porta segreta nel seminterrato del suo negozio di mobili. Un portale che conduce in un mondo fatto di carta da parati gialla e architettura assurda – un mondo che si reinventa continuamente, come scoprirà presto durante le sue visite notturne. Con colonne dove non servono, pareti che si interrompono a metà e mobili sparsi qua e là. Un enorme complesso che si crea attraverso i propri ricordi. E più spesso si addentra nel labirinto, più si allontana dalla sua origine. È così che Clark spiega il fenomeno.

Ricordi di un trasloco? Da brividi.
Ricordi di un trasloco? Da brividi.
Fonte: A24

Come se avesse fatto una scoperta importante, Clark racconta alla dottoressa Kline di quel luogo così singolare. La terapeuta ascolta come fa sempre: con calma, annuendo, con distacco. Il portale verso un altro mondo? Per lei non è altro che un sintomo in più. Lui, dal canto suo, vuole dimostrarle che non sta perdendo la testa – e convince la sua dipendente e il fidanzato di lei ad addentrarsi con lui nel labirinto delle backrooms. A riprova di ciò: una videocamera.

Un centro commerciale deserto… per niente inquietante…
Un centro commerciale deserto… per niente inquietante…
Fonte: A24

A quel punto la prospettiva passa al film «Found Footage». E so fin dai tempi di «The Blair Witch Project» (che, tra l'altro, mi era stato mostrato alle elementari durante la lezione di religione!) che ora la sventura deve seguire il suo corso. I tre si addentrano più in profondità e aprono le porte che conducono agli angoli più bui delle backrooms, dove non possono più crogiolarsi alla luce protettiva delle lampade alogene – e dove la dottoressa Kline rappresenta la loro ultima speranza.

Clark ci crede. Kline nutre dei dubbi.

Chiwetel Ejiofor usa la mimica in modo tale che riesco a percepire la sua paura prima ancora che accada qualcosa. Solo all'inizio non gli credo del tutto – e alla fine capisco il perché. Non è un errore, ma è voluto. Anche Renate Reinsve («Sentimental Value», «Presumed Innocent») è convincente, soprattutto nell'interazione con Clark. La mia simpatia oscilla tra i due. Spero per la terapeuta che lui dia finalmente prova di comprensione e, allo stesso tempo, mi auguro che lei creda a Clark.

Io, quando non ne posso proprio più di ascoltare chi ho di fronte.
Io, quando non ne posso proprio più di ascoltare chi ho di fronte.
Fonte: A24

Creepypasta, dreamcore, uncanny valley: sì, sì, e ancora sì!

Il successo di «Backrooms» come film dipende da un'unica domanda: Parsons riuscirà a trasporre sullo schermo l'atmosfera di questo fenomeno del web? La mia risposta: sì. Non attraverso i jumpscare, ma piuttosto per quell'atmosfera che mi fa gelare il sangue nelle vene. Il tintinnio dei carillon in luoghi dove non c'è vento. Il leggero ronzio delle lampadine. Oppure un rumore bianco latente che ricorda i raccapriccianti segnali di handshake dei modem dial-up durante le telefonate dei primi anni 2000.

Il meglio dell'ASMR.

Il film mi affascina per tutti questi motivi. Voglio immergermi ancora di più. Continuare a esplorare insieme a Clark i circa 2800 metri quadrati del set cinematografico. Voglio tornarci ancora e ancora, in quei luoghi inquietanti, per vedere cosa è cambiato questa volta. Comprendere i nessi. La follia.

Tutto.

In «Backrooms» scopriamo solo 2800 metri quadrati di un mondo infinito.
In «Backrooms» scopriamo solo 2800 metri quadrati di un mondo infinito.
Fonte: A24

Chi è cronicamente online, conosce Creepypasta, celebra il weirdcore e non distoglie lo sguardo dall'uncanny valley, riconoscerà una quantità spaventosa di cose in questo film. Ma «Backrooms» non presuppone questa conoscenza preliminare. Il film è piuttosto una testimonianza dell'internet, che non spiega ciò che mostra, ma si limita a mostrarlo. Spetta a ciascuno decidere autonomamente a cosa credere.

Chi non ha mai percepito consapevolmente questa estetica, qui potrà farsi un'idea autentica di ciò che si nasconde dietro le porte chiuse di internet – e percepirà comunque immediatamente che è stato catturato qualcosa di vero. Un po' come nella serie «Severance» di Apple, dove persino un corridoio vuoto dà la sensazione che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato.

La trama segue la stessa logica: ci si addentra sempre più in profondità, sempre più nella follia, proprio come nelle backrooms stesse. Chi si lascia coinvolgere, come ricompensa avrà questa atmosfera inquietante, difficile da descrivere, anche se tutti la conoscono. È quella sensazione che si prova alle quattro del mattino, quando ormai si dovrebbe dormire da un pezzo eppure si continua a setacciare gli angoli più oscuri di internet, perché l'attrazione, la curiosità e il brivido sono più forti di qualsiasi cosa il buon senso possa opporre.

In breve

«Backrooms» porta l'inquietante fenomeno del web sul grande schermo

Non mi sono limitata a guardare «Backrooms». Sono entrata nel film e ho fatto fatica a ritrovare la via d'uscita. In effetti, Kane Parsons fa proprio ciò che sa fare alla perfezione da anni: trasforma gli spazi in scenari inquietanti – e ora lo porta per la prima volta sul grande schermo.

L'atmosfera è perfetta, come anche il cast. E il set sembra più grande dei 2800 metri quadrati indicati nel film. In ogni caso, non sono ancora del tutto fuori dal labirinto. Proprio come allora all'Alpamare.

Immagine di copertina: A24

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Dipingere le pareti prima di lasciare l'appartamento? Preparare il kimchi in casa? Saldare il forno da raclette rotto? Riesco a fare tutto da sola? Non so, ma tentare non nuoce!


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Quali sono i film, le serie, i libri, i videogiochi o i giochi da tavolo più belli? Raccomandazioni basate su esperienze personali.

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