I tuoi dati. La tua scelta.

Se accetti solo i cookie necessari, raccogliamo informazioni sul tuo dispositivo e comportamento d'uso sul nostro sito web tramite cookie e tecnologie simili. Questi permettono, ad esempio, un login sicuro e funzioni di base come il carrello.

Se accetti tutti i cookie, ci permetti di utilizzare questi dati per mostrarti offerte personalizzate, migliorare il nostro negozio e visualizzare pubblicità mirata sul nostro e su altri siti web o app. A tal fine, determinati dati possono essere trasmessi anche a terze parti e partner pubblicitari.

Warner Bros.
Recensione

«Clayface»: si mette male. Malissimo.

Luca Fontana
21/10/2026
Traduzione: Alessandra Ruggieri De Micheli

Un attore perde la faccia, la carriera e infine sé stesso. «Clayface» è un inquietante viaggio nel body horror attraverso gli abissi più oscuri di Gotham. Ripugnante, tragico... e geniale.

Non preoccuparti: la recensione che segue non contiene spoiler. Non rivelo nulla che non sia già noto o visibile nei trailer. «Clayface» è al cinema dal 22 ottobre ed è consigliato a partire dai 16 anni (classificazione R negli USA).

Gotham City è un buco. Una città in cui la corruzione arriva fino ai vertici della politica e della società, i criminali dominano le strade e la giustizia, nel migliore dei casi, è una questione di soldi. Chi prende una brutta strada ha poche possibilità di cavarsela. Chi si mette contro le persone sbagliate, ancora meno.

Matt Hagen (Tom Rhys Harries) lo scoprirà nel modo più doloroso possibile. E pensare che per lui le cose avevano appena cominciato a girare per il verso giusto. Un giovane attore di umili origini che, grazie al talento e all'ambizione, è riuscito a farsi strada dai bassifondi di Gotham fino a Hollywood. Giovane, attraente, di successo. Una stella nascente di cui parlano tutti.

Tom Rhys Harries interpreta Matt Hagen con un'umanità tale da rendere il suo destino ancora più doloroso.
Tom Rhys Harries interpreta Matt Hagen con un'umanità tale da rendere il suo destino ancora più doloroso.
Fonte: Warner Bros.

Poi commette una stupidaggine e perde la faccia. Letteralmente.

Di cosa parla «Clayface»

In realtà Matt vuole soltanto festeggiare il suo successo. In un locale notturno conosce una donna attraente, comincia a flirtare e finisce per trascorrere la notte con lei. Il problema? È la fidanzata del temuto boss mafioso Markos Szabo (David Dencik). Matt lo sa. Ma, con la spavalderia della giovinezza, si sente intoccabile.

Un errore fatale. Szabo lo fa picchiare a sangue e gli fa sfigurare il volto fino a renderlo irriconoscibile. Anzi, glielo maciulla proprio. Ma non è finita qui. Grazie alle sue conoscenze e a una campagna diffamatoria mirata, Szabo fa in modo che Matt perda anche la carriera. Da giovane star osannata, diventa dall'oggi al domani un emarginato.

La sua ultima speranza è una scienziata (Naomi Ackie) che sta lavorando a una procedura sperimentale per rigenerare i tessuti umani. E in effetti riesce a ricostruire il volto di Matt. Solo che il trattamento ha effetti collaterali che nessuno avrebbe potuto prevedere.

Ed è soltanto adesso che comincia il vero orrore.

Gotham divora i propri figli

Joker. Pinguino. Enigmista. Due Facce. La galleria dei cattivi di Batman è una delle più celebri nella storia dei fumetti. Clayface, invece, probabilmente lo conosci solo se hai la passione dei fumetti. Eppure, questo mostro d'argilla mutaforma è uno degli antagonisti più tragici del Cavaliere Oscuro. Perché dietro il suo volto sfigurato non si nasconde semplicemente un cattivo intenzionato a terrorizzare Gotham, ma un uomo distrutto, vittima del proprio destino.

Curiosamente, alla sua prima apparizione nel 1940, Clayface non era nemmeno un mostro. All'epoca, dietro una maschera si nascondeva semplicemente l'attore Basil Karlo, diventato assassino per vendetta. Solo nelle successive versioni a fumetti è stato trasformato in una creatura mutaforma, il cui corpo sembra composto da una massa fangosa. Una di queste incarnazioni era Matt Hagen, la cui tragica storia viene ora portata sul grande schermo dal regista James Watkins sotto forma di film body horror.

E che film horror!

Matt Hagen non ha perso soltanto il volto, ma praticamente tutta la sua vita.
Matt Hagen non ha perso soltanto il volto, ma praticamente tutta la sua vita.
Fonte: Warner Bros.

Ciò che apprezzo particolarmente di «Clayface» è il modo in cui Watkins ambienta con coerenza la storia in questa Gotham marcia fino al midollo. Con la sua estetica cupa e la corruzione onnipresente, la città mi ricorda molto quella di «The Batman» di Matt Reeves. Polizia, giustizia, politica: tutto sembra è corruttibile. Persino in tribunale, ottenere giustizia non è affatto scontato.

In questo mondo Matt non ha alcuna possibilità. Certo, non è uno stinco di santo. Sono proprio la sua arroganza e la spavalderia giovanile a cacciarlo nei guai. Ma ciò che Szabo gli fa subire è talmente crudele e sproporzionato che mi è quasi impossibile non soffrire insieme a lui.

E Watkins mi fa soffrire eccome. Non passa freneticamente da una scena scioccante all'altra, ma concede a Matt abbastanza spazio per emergere come essere umano. Per farmi comprendere la sua disperazione. La sua rabbia. Il suo odio crescente verso tutti coloro che gli hanno distrutto la vita. A un certo punto arrivo quasi a sperare che si vendichi davvero.

Quasi.

Ti prego, non infilarti le forbici nell'occhio!

E poi c'è il body horror. Santo cielo. Chi conosce «La mosca» di David Cronenberg sa più o meno cosa aspettarsi. Solo che «Clayface» ci aggiunge una bella dose della follia tipica di Gotham: i corpi si deformano, la pelle si scioglie e la carne si fonde con altra carne. Per Matt, il suo stesso corpo diventa così una minaccia imprevedibile. Ormai non deve più preoccuparsi soltanto di perdere il suo bel volto, ma anche il controllo del proprio corpo.

Una scena in particolare mi è rimasta impressa nella memoria: Matt è nel bagno di un aereo durante un volo turbolento. Le sue palpebre cominciano a fondersi. Prima lentamente, poi sempre di più, fino a saldarsi letteralmente l'una all'altra. In preda al panico afferra un paio di forbici e cerca di separare nuovamente i tessuti, mentre l'aereo sobbalza e trema. Io sono lì davanti allo schermo e riesco a pensare soltanto una cosa: ti prego, ti prego, non infilarti anche le forbici nell'occhio!

Naturalmente la telecamera non si perde un dettaglio. Le forbici troppo piccole. La pelle. La carne martoriata che Matt finisce per strappare più che tagliare. Niente viene addolcito, niente viene pietosamente lasciato fuori dall'inquadratura. E come se non bastasse, Watkins spinge il deterioramento fisico sempre più in là nel corso del film. Quello che inizialmente sembra una malattia della pelle particolarmente grottesca si trasforma progressivamente in un incubo fatto di fango, sangue, ossa, denti e tessuti umani.

Rivoltante.

Raramente ho sperato così tanto che un aereo volasse senza la minima turbolenza.
Raramente ho sperato così tanto che un aereo volasse senza la minima turbolenza.
Fonte: Warner Bros.

Soprattutto perché Watkins fa un uso sorprendentemente ampio di effetti pratici e trucco prostetico. La CGI interviene dove necessario. In alcuni momenti, gli effetti digitali si notano persino un po' troppo. Per la maggior parte del tempo, però, le deformazioni appaiono così spaventosamente realistiche e tangibili che non so se guardare più da vicino o distogliere lo sguardo.

Complimenti!

Un mostro a cui vorrei voler bene

Tutto questo sarebbe efficace soltanto la metà senza Tom Rhys Harries. Finora l'attore originario del Galles era passato quasi inosservato ai miei occhi. Dopo «Clayface», di certo non sarà più così. Harries non interpreta semplicemente un uomo che si trasforma lentamente in un mostro. Interpreta una persona disperata che si aggrappa con tutte le sue forze alla vita che gli è stata strappata. Ma più lotta per riaverla, più se ne allontana. È una trasformazione tragica che, nonostante la crescente crudeltà del personaggio, non mi lascia mai indifferente.

Credo che non guarderò mai più una vasca da bagno con gli stessi occhi.
Credo che non guarderò mai più una vasca da bagno con gli stessi occhi.
Fonte: Warner Bros.

Ed è proprio qui, però, che si trova anche la mia critica principale. Per buona parte del film, Matt sfoga la sua rabbia contro persone che non possiedono nemmeno un briciolo di decenza. Mi ricorda un po' «John Wick»: certo, farsi giustizia da soli con una violenza brutale è moralmente discutibile. Ma dopotutto, gli hanno ucciso il cane! E il pubblico è ben disposto a chiudere un occhio.

Con Matt succede qualcosa di simile. Perché «Clayface» rende fin troppo facile giustificare le sue atrocità, finché sono rivolte contro i suoi aguzzini, che non sono certo migliori di lui, anzi, forse sono persino peggiori. Solo verso la fine il film mi costringe a mettere seriamente in discussione la simpatia che provo per Matt. Peccato. Proprio con un personaggio così tragico, Watkins avrebbe potuto concedere a noi spettatori qualche tormento morale in più.

Forse avrebbe persino dovuto.

In breve

Il mostro dietro il volto

«Clayface» non racconta una storia particolarmente originale. Di mostri tragici, esperimenti falliti e vendette sanguinose ne abbiamo già visti parecchi. Ma James Watkins ne ricava un film body horror talmente avvincente che la premessa poco originale passa completamente in secondo piano. La sua Gotham è un abisso morale, gli effetti speciali sono disgustosamente convincenti e Tom Rhys Harries conferisce al mostro proprio quell'umanità che rende la sua storia così tragica.

Certo, un po' più di disagio morale avrebbe giovato al film. Eppure, pensare che questo viaggio nell'orrore, cupo e spietato, si svolga nello stesso universo DC del «Superman» pieno di speranza di James Gunn è piuttosto folle. A quanto pare, non tutti i film DC devono salvare il mondo. A volte basta un uomo che cerca disperatamente di salvarsi la faccia. O di conservarla. Dipende.

Immagine di copertina: Warner Bros.

A 73 persone piace questo articolo


User Avatar
User Avatar

Scrivo di tecnologia come se fosse cinema – e di cinema come se fosse la vita reale. Tra bit e blockbuster, cerco le storie che sanno emozionare, non solo far cliccare. E sì – a volte ascolto le colonne sonore più forte di quanto dovrei.


Recensione

Quali sono i film, le serie, i libri, i videogiochi o i giochi da tavolo più belli? Raccomandazioni basate su esperienze personali.

Visualizza tutti

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Visualizza tutti

Potrebbero interessarti anche questi articoli

30 commenti

Avatar
later