

Da una pozza palustre a un paradiso in fiore
Per anni, nel mio giardino sotto il muschio e le radici, è rimasto in stato di abbandono un vecchio stagno. In realtà, volevo solo dargli una sistemata. Infine, è diventato uno dei progetti di giardinaggio più belli che io abbia mai realizzato.
Si dice che col senno di poi sia tutto più facile. Se negli ultimi anni avessi scattato più foto del mio giardino ormai selvaggio, oggi potrei mostrarti in modo ancora più chiaro la sorprendente trasformazione di un avvallamento paludoso in un paradiso acquatico. Per molto tempo non mi ero resa conto che nascondesse una bella storia. Quello che era iniziato come un lavoro da sbrigare senza molto entusiasmo si è trasformato in un progetto che mi sta davvero a cuore.
Dopo qualche settimana di lavoro, circa 400 euro spesi e un piccolo dramma con le alghe, davanti alla terrazza è comparsa un'oasi rigogliosa, capace di attirare libellule, farfalle e persino anfibi. Non avrei mai pensato che lo sciabordio dell'acqua, qualche pietra e un po' di piante potessero regalare tanta gioia. Di notte, le luci delle lampade solari brillano tutt'intorno allo stagno e conferiscono alla scena un'atmosfera quasi magica.
Ma partiamo dall'inizio.

Lo stagno (quasi) invisibile
Febbraio 2023. Io e mio marito siamo davanti a un'incantevole casetta nel bosco, pronti per la consegna delle chiavi: la nostra futura casa. I precedenti proprietari, una coppia di pensionati, ci accompagnano attraverso il giardino ghiacciato. «Attenzione! C'è uno stagno», mi avverte la signora, proprio prima che io metta piede in una buca completamente ricoperta dalla vegetazione. Uno stagno? Me lo immaginavo con molta più acqua. Guardando meglio, tra le piante riesco a intravedere una superficie ghiacciata.
Nei mesi successivi ci dedichiamo molto alla casa e lasciamo che la natura segua il suo corso nel vasto terreno. La cura del giardino, per non parlare di abbellirlo, rimane per il momento un progetto per il futuro. E lo stagno? Quale stagno? L'ho rimosso del tutto dalla mia memoria.

Nel 2024, finalmente, decidiamo di occuparci del giardino davanti casa, ormai completamente invaso dalla vegetazione, armati di zappa e cesoie. Dalla biomassa verde costituita da muschio ed erbacce emerge una vasca incastonata in un rialzo di pietra basso e ricoperto di vegetazione. «Bisogna fare qualcosa», penso, mentre cerco di togliere il muschio.
Non sono ancora in grado di stimare le dimensioni dello stagno, non c'è nemmeno acqua stagnante, o almeno non più. Mentre continuo a farmi strada tra la vegetazione, con mia grande sorpresa scopro una seconda vasca, più piccola.
Esito a sradicare le piante in piena estate, per paura di privare qualche creatura del proprio habitat: così il progetto «restyling dello stagno» rimane in sospeso. A lungo.
«Non è uno stagno, ma una palude»
Marzo 2026. Finalmente si presenta l'occasione giusta. Mio marito recupera alcune ore di straordinario, il tempo è stabile e mi viene un'idea: potrebbe finalmente svuotare le vasche. Poi vedremo cosa farne. Con ingenua determinazione, si mette al lavoro con vanga e carriola. Seduta nel mio studio, a un certo punto sento in giardino un vero e proprio concerto di imprecazioni seguito da una sfilza di fotografie su WhatsApp.

La realtà è piuttosto desolante: radici e fango hanno formato un'unica massa compatta, più simile a un terreno paludoso che a una vegetazione. «Ne ho abbastanza, questo fine settimana mi aiuti». Capisco. Pochi giorni dopo, ci mettiamo entrambi all'opera. Le zolle, completamente impregnate d'acqua, sono così pesanti che per tirarle fuori dai bacini servono parecchia forza e un buon sistema di leva.
Scopriamo che le due vasche dello stagno sono collegate tra loro da un tubo. Questo offre la possibilità di pompare l'acqua dalla vasca inferiore a quella superiore e di creare un circuito. Penso a una pompa alimentata a energia solare. Pian piano, la cosa si fa interessante.

Nel frattempo, mio marito ha sviluppato un vero e proprio legame affettivo con il progetto «upgrade dello stagno». Comincia a documentarsi sulle piante da utilizzare per il futuro biotopo. Sempre più spesso mi parla delle diverse zone dello stagno, del livello di ossigenazione e dei benefici ecologici per le api. Scopro così l'esistenza di piante autoctone come giunchina aghiforme, nannufero, eupatorio, salcerella e aglio di palude. Per concludere il suo ordine, posso addirittura scegliere due ninfee.



La biodiversità nel giardino naturale
Tedesco, Heiko K. Voss, Heiko K. Voss, Heiko Voss, 2024
Lo stagno deve vivere, costi quel che costi!
A inizio maggio riceviamo le piante. Le piantiamo, riempiamo i bordi dello stagno con la ghiaia e versiamo l'acqua piovana raccolta nelle vasche. Per la prima volta scatto consapevolmente delle foto, perché ora gli stagni iniziano ad avere l'aspetto di qualcosa che si vorrebbe avere in giardino. Nel giro di pochi giorni le particelle sospese nell'acqua si depositano e l'acqua diventa cristallina.

Quasi subito gli insetti scoprono i nostri stagni e se ne appropriano. Sotto la superficie sfrecciano insetti acquatici che, a quanto leggo su Google, si nutrono di alghe e larve di zanzara. Benvenuti! Anch'io mi affeziono a questo ecosistema nuovo e inaspettatamente affascinante. Adoro osservare gli insetti e vedere ogni giorno come quei piccoli e striminziti ciuffi di piante si espandano sempre di più. Anche il progetto del circuito dell'acqua prende forma concreta: nel carrello finiscono una pompa solare con tanto di tubo e un'anatra «sputa acqua».

Arrivano le prime giornate calde dell'inizio dell'estate. Lo stagnetto più piccolo si trova all'ombra di un albero giapponese, mentre quello più grande è esposto ogni giorno al pieno sole. L'acqua assume una colorazione verde e sulle pareti della vasca si forma un deposito. Molta luce significa molte alghe, mentre l'acqua calda contiene meno ossigeno per gli animali acquatici. Compro un ombrellone e ogni mattina lo posiziono sopra lo stagnetto, ma senza risultati: nel giro di pochi giorni l'acqua diventa così torbida che riesco a vedere solo pochi centimetri sotto la superficie. L'equilibrio dell'ecosistema è compromesso.
Sono davvero demoralizzata. Non voglio assolutamente ricorrere a prodotti chimici. Ci informiamo e scopriamo che ci serve una pompa con luce UV. La luce elimina le alghe, mentre la pompa apporta ossigeno all'acqua. In un negozio specializzato ci facciamo consigliare e alla fine acquistiamo una pompa, anche se in realtà non volevamo più spendere così tanto e nemmeno portare un cavo elettrico fino allo stagno. Ma non importa, lo stagno deve vivere, costi quel che costi.

Contemporaneamente arrivano anche la pompa solare e l'anatra. Sì, è un po' kitsch. Anzi, molto kitsch. Rimando indietro l'anatra: ho in mente una piccola cascata fatta in casa, realizzata con pietre e ciottoli. Per quella non mi serve alcun elemento decorativo. La costruiremo noi non appena avremo risolto il problema delle alghe.

Per qualche giorno restiamo con il fiato sospeso, ma poi l'acqua sembra tornare a essere più limpida. Lo stagno è salvo: la pompa ce l'ha fatta. Dopo due settimane l'acqua è cristallina.
La forza del sole rende lo stagno ancora più bello
A giugno arriva il momento di avviare il circuito idraulico alimentato dall'energia solare. Nascondo la piccola pompa solare nel bacino più grande dietro una lastra di pietra e faccio passare il tubo trasparente in modo discreto fino a quello più piccolo. Il tubo termina su una lastra di pietra naturale, dove lo incastro sotto un sasso e, per sicurezza, lo fisso con una colla universale molto resistente. Con alcuni piccoli ciottoli, anch'essi saldamente fissati grazie alla colla, creo una sorta di canaletto. Così, quando splende il sole, nello stagno gorgoglia una piccola cascata in miniatura. L'acqua rifluisce nel bacino inferiore attraverso il tubo già presente.


Non pensavo che dedicarsi al giardinaggio e alla progettazione del giardino potesse essere tanto piacevole. Ogni giorno osservo cosa succede in questo piccolo paesaggio acquatico. Le piante crescono e sembrano stare bene. Le lumache d'acqua si insediano, le api si posano sui petali delle ninfee e si puliscono le antenne. A un certo punto addirittura una cinciarella si ferma per fare un bagnetto. Purtroppo, non ho lo smartphone a portata di mano per immortalare questo momento. In compenso, riesco a fotografare una rana che ha trovato casa temporaneamente nel nuovo piccolo ecosistema. O è forse un rospo? Non importa, quel piccolo animaletto è un simpatico saltatore.
La pompa alimentata dalla luce del sole funziona così bene che vorrei sfruttare ancora di più l'energia solare. Acquisto una ghirlanda luminosa solare di Govee. Purtroppo al momento non è disponibile nel nostro negozio. Dispongo intorno allo stagno gli otto lampioncini, collegati da un cavo lungo dieci metri, e li imposto in modo che si spengano a mezzanotte. La luce non deve disturbare gli animali che ci vivono. Le luci cambiano lentamente passando attraverso diverse tonalità di bianco, giallo, arancione e verde chiaro, conferendo all'intera scena un'atmosfera quasi mistica.

In altre parole: il mio nuovo stagno è una gioia per gli occhi, sia di giorno che di notte. E anche gli animali sembrano adorarlo. Oltre alle api, anche le libellule e le farfalle sono attratte dalle piante dello stagno, che ormai sono in fiore. C'è sempre qualcosa da scoprire e, quando non ci sono animaletti da osservare, lascio semplicemente vagare lo sguardo sulla superficie dell'acqua scintillante e mi godo la piccola cascata. È. Bellissimo!
Il gran finale: la regina
Uno stagno senza ninfee? Impossibile! Le foglie delle due ninfee ormai fanno così tanta ombra che il sole cocente non riesce quasi più a far salire la temperatura dell'acqua oltre i 24 gradi. Naturalmente sono molto curiosa di vedere se fioriranno anche le ninfee. E infatti, a luglio, nello stagno inferiore compare lentamente un grosso bocciolo. Finalmente a inizio agosto si apre: la regina è arrivata.
Finora ci ha regalato ben tre fiori. La ninfea nel bacino più piccolo produce foglie a ritmo serrato, ma per il momento non c'è traccia di alcun fiore. Forse lo stagno non riceve abbastanza sole. Controllo ogni giorno, nella speranza che spunti un bocciolo.
Ma anche se non dovesse succedere, il progetto è stato davvero un successo. Ho imparato molto e il giardino si è arricchito di un'altra attrazione. Inoltre, sono felice di vedere che gli animaletti hanno accolto con entusiasmo il nuovo biotopo. Non avrei mai immaginato che lo stagno diventasse un piccolo paradiso.

Si sente a casa sia davanti al PC da gaming che sull'amaca in giardino. È affascinata dall'Impero Romano, dalle navi container e dai libri di fantascienza, tra le altre cose. Fiuta soprattutto le ultime notizie dal settore IT e smart gadget.
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