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Retroscena

Te lo ricordi? «Final Fantasy X»

Kevin Hofer
19/7/2026
Traduzione: Rebecca Vassella
Immagini: Kevin Hofer

«Final Fantasy X» è stato una pietra miliare. Con il suo mondo, i suoi personaggi e il suo sistema di combattimento, il gioco, uscito in Giappone il 19 luglio 2001, ha stabilito nuovi standard. Da allora la serie non ha più raggiunto quel livello.

Quando gioco a «Final Fantasy X» per la prima volta, mi trovo a un punto di svolta e devo dire addio alla mia quotidianità. Ecco perché «Final Fantasy X», nel 2002 – quando finalmente arriva da noi dieci mesi dopo l'uscita in Giappone – mi colpisce così profondamente. Perché anche in questo caso si tratta di un addio.

La trama di «Final Fantasy X» mi lascia la sensazione di aver vissuto un'esperienza unica, che non si ripeterà mai più. Da allora, solo pochi giochi mi hanno suscitato questa sensazione – ad esempio «The Last of Us» o «Clair Obscur: Expedition 33». La stessa Square Enix non è più riuscita a farlo, anche se «Final Fantasy XIII» o «Final Fantasy XVI» puntano su mondi lineari, trame avvincenti e sistemi che ricordano la Sferografia. «Final Fantasy X», tuttavia, rimane ineguagliabile. In occasione del 25° anniversario, ripenso a quel gioco.

Un viaggio con tanti volti

La storia ha inizio a Zanarkand, poco prima che Sin, un mostro gigantesco e inarrestabile, distrugga la città natale di Tidus. In mezzo alle macerie, Tidus si ritrova improvvisamente mille anni nel futuro, in un mondo sconosciuto chiamato Spira. Lì si unisce a Yuna, una giovane evocatrice in pellegrinaggio per raccogliere le forze necessarie per l'invocazione suprema, un rituale in grado di sconfiggere Sin per un breve periodo. I due vengono accompagnati da un gruppo eterogeneo: Wakka, il capitano della squadra di Blitzball; Lulu, la taciturna maga nera; Rikku, l'allegra ladra di Albhed; e Auron, il misterioso guerriero che Tidus conosce già da Zanarkand.

Tidus e la gang.
Tidus e la gang.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

Quella che inizia come una classica missione per salvare il mondo si rivela essere una storia a più livelli, che parla di colpa, perdono e di quanto si è disposti a spingersi pur di mantenere una bugia. A ogni tappa diventa sempre più chiaro: il pellegrinaggio di Yuna non la porterà alla vittoria, ma alla morte certa. E proprio l'amore nascente tra lei e Tidus rischia di scuotere questo sistema secolare con l'invocazione suprema. Da una prospettiva odierna tutto questo può sembrare ormai ben noto, ma all'epoca era rivoluzionario e mi ha profondamente colpito.

Personaggi con spessore

A prima vista, Tidus sembra il tipico eroe allegro e ingenuo. Spesso trovo che questi personaggi siano troppo perfetti e studiati per risultare simpatici. Per fortuna a un secondo sguardo rivela una maggiore profondità: si mostra allegro, ma i suoi monologhi interiori tradiscono un conflitto interiore.

Il personaggio di Tidus è più complesso di quanto ci si possa aspettare all'inizio.
Il personaggio di Tidus è più complesso di quanto ci si possa aspettare all'inizio.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

Anche il rapporto di Tidus con suo padre Jecht è insolitamente complesso. Jecht, un eroe agli occhi del mondo, a casa era egoista e alcolista. Tidus si trova a dover sentire tutti esaltare la grandezza di Jecht, mentre lui stesso ha sofferto per colpa sua.

Yuna, dal canto suo, è disposta a sacrificare la propria vita per la pace nel mondo, pur sapendo che tale pace sarà solo temporanea. Inizia il suo viaggio con un sorriso, invece di lasciarsi sopraffare dal dolore. È solo attraverso Tidus che lei inizia a mettere in discussione l'ingiustizia.

Yuna deve affrontare un viaggio arduo che avrà esito fatale.
Yuna deve affrontare un viaggio arduo che avrà esito fatale.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

La storia d'amore tra Tidus e Yuna è, secondo me, una delle migliori della serie – forse addirittura dell'intero genere. A differenza di molte coppie dei JRPG, che si conoscono da sempre, qui assisto all'intero sviluppo: due persone provenienti da mondi diversi che si avvicinano l'una all'altra. Prima come amici, poi come coppia.

Anche gli altri personaggi sono convincenti. Rikku è la vivace ladra del gruppo che, nonostante il suo umore sempre allegro, ammira proprio Lulu, il suo esatto opposto. Lulu è una maga nera stoica, che parla poco, ma quando lo fa è spesso spietatamente sincera. Il suo modo di fare freddo nasconde un passato tragico: ha perso il suo grande amore, Chappu, il fratello minore di Wakka. È proprio questa perdita condivisa a creare inizialmente delle tensioni tra lei e Wakka, ma in seguito è anche ciò che li porta a ritrovarsi.

Il dolore per la scomparsa di Chappu accompagna Wakka e Lulu.
Il dolore per la scomparsa di Chappu accompagna Wakka e Lulu.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

Auron, dal canto suo, è il guerriero che nasconde il segreto più grande. A soli 35 anni è ufficialmente il membro più anziano del gruppo, ma con i capelli grigi e le rughe sembra decisamente più maturo – un classico cliché dei JRPG, che però qui viene smontato.

Auron sembra molto più vecchio di quanto sia in realtà.
Auron sembra molto più vecchio di quanto sia in realtà.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

Nel complesso, tutti i personaggi sono descritti in modo eccellente e riesco ancora oggi a identificarmi con loro. A parte Kimahri, di cui finora non si è parlato. In realtà all'inizio me ne ero dimenticato. Peccato, perché il personaggio avrebbe avuto del potenziale. Ma è sintomatico della serie «Final Fantasy» che i personaggi non umani rimangano poco sviluppati. Era così anche in «Final Fantasy IX».

Un mondo che mette in discussione la propria religione

In sostanza, «Final Fantasy X» invita a mettere in discussione la cultura, la società e la religione. Ciò emerge, ad esempio, dai pregiudizi di Wakka nei confronti di un'altra etnia e dal suo uso delle macchine belliche, una tecnologia che di per sé è neutra, ma che è stata dichiarate nemica dalla Chiesa. Solo quando Wakka si trova di fronte alla verità, comincia a riconsiderare le sue opinioni. Per molto tempo, infatti, non sa che anche Rikku e la madre di Yuna facevano parte di quel gruppo. I pregiudizi resistono con più ostinazione finché rimangono astratti e non entrano in contatto con le persone che ci sono dietro.

Sin attacca.
Sin attacca.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

Il grande antagonista Sin incarna il senso di colpa collettivo dell'umanità, che si manifesta come un ciclo infinito di distruzione, espiazione e false speranze. Nel corso della storia viene svelato come sia nato questo ciclo. Sin è stato creato dall'uomo durante un conflitto.

Questo distingue piacevolmente «Final Fantasy X» dagli altri JRPG, in cui spesso alla fine bisogna sconfiggere un dio. Con il maestro Seymour Guado fa la sua comparsa anche un antagonista che, a modo suo e in modo contorto, cerca la salvezza: vuole controllare Sin e trasformare tutti gli abitanti di Spira in non morti per porre fine una volta per tutte a morte e sofferenza – una soluzione che, sebbene possa sembrare logica, alla fine non fa altro che creare un altro incubo.

L'antagonista Seymour è fastidioso con la sua visione del mondo.
L'antagonista Seymour è fastidioso con la sua visione del mondo.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

Un mondo unico

Il mondo di Spira rimane ancora oggi unico nel suo genere. Il regista Yoshinori Kitase ha voluto rompere lo stereotipo secondo cui il fantasy debba necessariamente avere un aspetto medievale europeo, lasciandosi invece ispirare dalle culture asiatiche. Così è nato un mondo insulare ricco d'acqua, caratterizzato da uno stile originale e da una colonna sonora di Nobuo Uematsu e Masashi Hamauzu, che è al tempo stesso melodica e suggestiva. È un peccato che un'ambientazione del genere non sia stata riproposta in nessun altro gioco della serie «Final Fantasy».

Anche dal punto di vista tecnico, il gioco ha stabilito nuovi standard: ha spinto la PlayStation 2 al limite delle sue capacità, in particolare con gli intermezzi pre-renderizzati, che ancora oggi non smettono di stupire.

Fin dai tempi di «Final Fantasy VII», la serie è nota per i suoi bellissimi intermezzi.
Fin dai tempi di «Final Fantasy VII», la serie è nota per i suoi bellissimi intermezzi.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

Combattimenti come rompicapi tattici

I combattimenti in «Final Fantasy X» sono come piccoli enigmi. Analizzo le mie risorse, le mie abilità sulla Sferografia e i punti deboli degli avversari per individuare la strategia migliore. Viene inoltre visualizzata la loro sequenza delle mosse, così che posso pianificare al meglio le mie. Questo garantisce una maggiore profondità tattica.

I combattimenti sembrano una partita a scacchi.
I combattimenti sembrano una partita a scacchi.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

A differenza dei titoli precedenti, in cui i nemici potevano attaccare anche durante una pausa, «Final Fantasy X» adotta un sistema a turni. Il tempo non ha più alcuna importanza, il che rende il gioco più strategico. L'abilità Limite torna sotto forma di overdrive, personalizzabile individualmente. Un'altra novità è la possibilità di sostituire i membri del gruppo nel bel mezzo del combattimento.

Le invocazioni (Eoni) non sono più solo attacchi speciali, ma possono essere controllate attivamente e utilizzate in modo mirato, ad esempio per parare gli attacchi.

Gli Eoni combattono al mio fianco per un tempo prolungato.
Gli Eoni combattono al mio fianco per un tempo prolungato.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

La Sferografia: decisioni che contano

A prima vista, la Sferografia sembra un normale albero delle abilità, ma in realtà è molto più complessa. Invece dei classici livelli, ottengo Livelli Sfera che mi permettono di spostarmi sulla griglia. Devo quindi riflettere bene su dove voglio andare, anche perché pure il ritorno ha un costo. Le decisioni hanno un peso, ma rimangono reversibili. La griglia è completamente interconnessa, quindi ogni personaggio può, in teoria, apprendere qualsiasi abilità. I nodi vuoti possono essere potenziati individualmente, ad esempio con AP aggiuntivi o nuove abilità.

La griglia sembra semplice, ma è estremamente complessa.
La griglia sembra semplice, ma è estremamente complessa.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

I sistemi successivi della serie, al contrario, sembrano piuttosto insignificanti. Il Cristallium di «Final Fantasy XIII» è ridotto a tre parametri e non offre praticamente alcuna possibilità di scelta. Il sistema di crescita di «Final Fantasy XVI» non è altro che un elenco di abilità.

La linearità è il punto di forza e i minigiochi mi fanno disperare

Spesso viene sottolineata la linearità di «Final Fantasy X», ma raramente in senso negativo – a differenza di «Final Fantasy XIII». Il motivo: il ritmo è giusto. I combattimenti sono veloci, le aree sono di dimensioni contenute, ma ricche di segreti. I minigiochi e gli enigmi rendono il gioco più vario.

Blitzball, non mi piaci.
Blitzball, non mi piaci.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

Non tutto funziona alla perfezione. Per ottenere le armi dei 7 astri, le migliori del gioco, bisogna superare un minigioco particolarmente impegnativo. Per ottenere l'Ultima Weapon di Tidus devo vincere una corsa di Zaffa-chocobo con comandi talmente fastidiosi che più di una volta lancio il controller dalla rabbia. A proposito di comandi fastidiosi: anche il gioco sportivo in-game Blitzball rientra in questa categoria. Per ottenere la World Champion di Wakka, devo totalizzare 100 vittorie totali nel gioco oppure classificarmi almeno al terzo posto in un torneo ufficiale della Lega del Blitzball o della Coppa Yevon. Ma tutto questo è niente in confronto alla Sir Onion Knight di Lulu. Per mettere le mani sull'arma dal nome più figo di sempre, il gioco mi chiede di schivare 200 volte i fulmini nella Piana dei Lampi – senza uscire dall'area né salvare, ovviamente. Come si fa? Basta premere il tasto giusto al momento giusto. Fuck my life.

La corsa di Zaffa-chocobo, come molti altri minigiochi, non è divertente.
La corsa di Zaffa-chocobo, come molti altri minigiochi, non è divertente.
Fonte: Screenshot da YouTube / Shirrako

Un seguito che non mi è piaciuto

Con «Final Fantasy X-2», questo titolo è stato il primo della serie principale ad avere un seguito. Qui Yuna cerca Tidus, che alla fine del primo gioco, proprio come Auron, è scomparso nel nulla. È il momento del «Sesto senso»: entrambi erano già morti. Un finale da urlo. «X-2» addirittura annulla il commovente finale di «X».

Per me è stato un pugno nello stomaco. Dopo Aerith in «Final Fantasy VII», Square Enix ha dato ancora una volta prova di coraggio con il finale. Il primo capitolo mi ha insegnato che la vita a volte prende pieghe spiacevoli che bisogna semplicemente accettare. Che «X-2» poi applichi semplicemente la God Mode – incomprensibile. D'altronde, nemmeno io posso farlo nella mia vita reale. È come se il gioco non avesse tratto i propri insegnamenti sulla vita.

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Tecnologia e società mi affascinano. Combinarle entrambe e osservarle da punti di vista differenti sono la mia passione.


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