
«Teenage Sex and Death at Camp Miasma»: queer, meta, fantastico!
Con «Teenage Sex and Death at Camp Miasma», Jane Schoenbrun decostruisce il genere slasher. Il risultato è un film divertente e intelligente, in cui la nostalgia anni '80 e l'horror sanguinario si fondono con la cultura queer.
Non preoccuparti: la recensione che segue non contiene spoiler. Non rivelo nulla che non sia già noto o visibile nei trailer. «Teenage Sex and Death at Camp Miasma» è nelle sale dal 20 agosto.
Ho visto il mio primo film slasher quando avevo undici o dodici anni. Col senno di poi, che fosse probabilmente un po' troppo presto lo dimostra il fatto che Freddy Krueger di «A Nightmare on Elm Street» è rimasto nella mia mente per molto tempo e mi ha tenuto lontano dalla vasca da bagno per un po'…
Da allora ho esplorato in lungo e in largo il mondo degli slasher: «The Texas Chainsaw Massacre», «Halloween», «Friday the 13th», «Scream»… li ho visti tutti. Ma nessun altro prima d'ora era stato così unico, creativo, giocoso e semplicemente meraviglioso come «Teenage Sex and Death at Camp Miasma».
Di cosa tratta
Gli avvenimenti del film «Psycho» di Alfred Hitchcock – raccontati dal punto di vista della tenda della doccia. Con questa idea, la regista queer Kris (Hannah Einbinder) attira l'attenzione di Hollywood. Ora dovrebbe riportare in vita, con un reboot, la serie slasher «Camp Miasma», un tempo di grande successo ma ormai tirata a più non posso. Kris, però, non vuole semplicemente girare l'ennesimo spin-off di questa serie omofoba, ma vuole raccontare la storia delle origini.
Per le sue ricerche, fissa un incontro con Billy Presley (Gillian Anderson), che nel primo film della serie «Camp Miasma» interpretava la Final Girl, ovvero l'unica sopravvissuta. Da allora si è in gran parte ritirata dalla vita pubblica e vive nel campo giovanile abbandonato dove è stato girato il primo film. Kris rimane subito affascinata da Billy, che è circondata da un'aura attraente e misteriosa. Allo stesso tempo, sul set originale sembra che stia accadendo qualcosa di minaccioso. Dopotutto c'è Little Death, il cattivo di «Camp Miasma», con in mano una lancia affilata su entrambi i lati e un ventilatore da soffitto in testa.

Fonte: Filmcoopi
«Is this the real life? Is this just fantasy?»
Jane Schoenbrun si è già fatta un nome con il suo film d'esordio «We're All Going to the World's Fair» (2021) e, più recentemente, con «I Saw the TV Glow» (2024). Come regista non binaria e persona trans affronta argomenti queer in modo cinematografico, fresco e divertente, come non avevo mai visto prima. I film di Schoenbrun traboccano di spunti creativi, eventi surreali, significati ambigui e riferimenti alla cultura pop.
«Teenage Sex and Death at Camp Miasma» porta avanti con coerenza questa linea stilistica, ispirandosi ai film slasher degli anni '80 e '90. Come molti dei suoi modelli, il film è carico di sessualità. Ciò non traspare solo dalla repressa Kris, che allo stesso tempo anela alla soddisfazione fisica. L'indizio più evidente lo fornisce Little Death, l'antagonista di «Camp Miasma», che penetra le sue vittime con la sua arma fallica, facendo schizzare il sangue dappertutto. Inoltre, in francese il suo nome – «la petite mort» – indica quella sensazione di completo rilassamento e di momentanea perdita di controllo che segue l'orgasmo.
Controllo è una buona parola chiave. Nel corso del film, sfugge sempre più non solo a Kris, ma anche agli spettatori. Realtà e finzione si confondono, un metalivello si sovrappone a un altro, sopra diventa sotto e sotto diventa sopra. Alla fine, né Kris né io sappiamo più dove abbiamo la testa – un po' come durante «la petite mort»…

Fonte: Filmcoopi
Elogi e poche critiche
Per quanto riguarda il cast, Jane Schoenbrun ha fatto tutto nel modo giusto. Hannah Einbinder («Hacks») interpreta Kris, sempre coraggiosa ma profondamente insicura, in modo sempre credibile. Ancora una volta Gillian Anderson («X-Files», «The Fall») è straordinaria: la sua Billy è carismatica, enigmatica, sexy e inquietante. Ogni sua scena è carica di tensione e, nell'interazione con Einbinder, l'atmosfera è davvero inebriante. La chimica tra le due è palpabile. Questo contribuisce in modo determinante al successo di un film che a tratti sembra quasi un'opera da camera.
Schoenbrun rende omaggio agli anni '80 e '90 non solo dal punto di vista tematico, ma anche visivo. «Teenage Sex and Death at Camp Miasma» è a tratti grezzo come gli slasher di serie B di quel periodo, altre volte invece è sgargiante, con colori saturissimi. A completare il tutto c'è anche la colonna sonora accuratamente selezionata: tra gli altri, potrai riascoltare Sade, Donna Lewis, i R.E.M. e i Counting Crows.
La sceneggiatura è intelligente, raffinata e, praticamente dall'inizio alla fine, al di sopra di ogni dubbio. Il film si sviluppa su così tanti livelli diversi che verso la fine sembra un po' sovraccarico. Si tratta, ovviamente, di una scelta stilistica consapevole e legittima. Ciononostante, uno o due fili in meno non avrebbero guastato, per non perdere completamente di vista quello rosso. Ciò avrebbe avuto un effetto positivo anche sulla durata, che con i suoi 112 minuti sfiora già il limite massimo.
A parte questo, «Teenage Sex and Death at Camp Miasma» è di grande intrattenimento, audace e intelligente. E come ho già detto a proposito di «Obsession»: anche nei film di Jane Schoenbrun si respira quella ventata di aria fresca di cui Hollywood ha così tanto bisogno. Comprese alcune frecciatine proprio a quella fabbrica dei sogni.

Fonte: Filmcoopi
In breve
Un sogno febbrile originale
«Teenage Sex and Death at Camp Miasma» non è semplicemente un omaggio ai film slasher degli anni '80 e '90. Si inchina davanti agli originali e li cita, ma allo stesso tempo li sottopone a un'analisi critica e li scompone attraverso una prospettiva queer. È messo in scena con intelligenza e la trama è talmente intricata che a tratti persino al film stesso sembra girare la testa.
Nel film di Jane Schoenbrun il sangue sgorga a fiotti e il film pullula di scene di sesso o, quantomeno, di allusioni sessuali. Da un lato è meravigliosamente esagerato e intenso, dall'altro molto intimo e affascinante, grazie alla splendida intesa tra le due protagoniste, Hannah Einbinder e Gillian Anderson.
Nonostante la durata un po' eccessiva e qualche livello meta di troppo, «Teenage Sex and Death at Camp Miasma» è una delle mie sorprese dell'anno. Il film mi ha stupito, affascinato e spinto fuori dalla mia zona di comfort. Si è più che meritato la «Queer Palm» del Festival di Cannes 2026. E anche la tua serata al cinema – se vuoi lasciarti coinvolgere da uno slasher davvero fuori dal comune.
Sono un papà e un marito di razza, un nerd part-time e un allevatore di polli, un domatore di gatti e un amante degli animali. Vorrei sapere tutto e invece non so nulla. Ne so ancora meno, ma imparo qualcosa di nuovo ogni giorno. Quello che so fare bene è trattare con le parole, parlate e scritte. E posso dimostrarlo qui.
Quali sono i film, le serie, i libri, i videogiochi o i giochi da tavolo più belli? Raccomandazioni basate su esperienze personali.
Visualizza tutti












