I tuoi dati. La tua scelta.

Se accetti solo i cookie necessari, raccogliamo informazioni sul tuo dispositivo e comportamento d'uso sul nostro sito web tramite cookie e tecnologie simili. Questi permettono, ad esempio, un login sicuro e funzioni di base come il carrello.

Se accetti tutti i cookie, ci permetti di utilizzare questi dati per mostrarti offerte personalizzate, migliorare il nostro negozio e visualizzare pubblicità mirata sul nostro e su altri siti web o app. A tal fine, determinati dati possono essere trasmessi anche a terze parti e partner pubblicitari.

Raffi Asdourian / Wikipedia
Retroscena

La Collezione Internazionale di Videogiochi è andata in fumo, per ora

Kim Muntinga
6/7/2026
Traduzione: Rebecca Vassella

La Collezione Internazionale di Videogiochi (ICS) dovrebbe conservare in modo permanente oltre 60 000 giochi. Per il momento il progetto si conclude, poiché manca il finanziamento. In un momento poco opportuno: i giochi fisici stanno gradualmente scomparendo dalla vita quotidiana.

I videogiochi per PC scompaiono più rapidamente di quanto molti credano. A volte basta un server spento. O uno store di download che scompare. Oppure manca l'hardware adeguato, un vecchio driver di protezione anticopia o un sistema operativo che ormai quasi nessuno usa più.

La Collezione Internazionale di Videogiochi, abbreviata in ICS (Internationale Computerspielesammlung), avrebbe voluto attenuare questo problema, almeno in Germania. Il suo obiettivo era quello di raccogliere, conservare e rendere accessibili a lungo termine oltre 60 000 videogiochi. Ora il progetto sembra essere andato in fumo.

Le istituzioni coinvolte non porteranno avanti la collezione alle condizioni attuali. Il motivo è la mancanza di un finanziamento di prosecuzione. Il finanziamento pubblico è scaduto alla fine di aprile 2026 e da allora non è stata trovata una soluzione duratura.

Un archivio composto da più collezioni

L'ICS ha riunito le collezioni di diversi partner: la Stiftung Digitale Spielekultur, il Computerspielemuseum Berlin, l'Unterhaltungssoftware Selbstkontrolle, il centro DIGAREC dell'Università di Potsdam e l'associazione di settore gaming. Il progetto è stato organizzato dalla Stiftung Digitale Spielekultur (fondazione per la cultura dei videogiochi).

Già nel 2019 era stata messa online una banca dati centrale contenente circa 40 000 dataset. In seguito, le collezioni avrebbero dovuto essere raggruppate in un unico luogo. Per il momento questa seconda fase non si realizzerà.

Questo non significa che i videogiochi siano automaticamente persi. Rimangono, infatti, presso le istituzioni coinvolte, ma senza una struttura comune, è più difficile raccoglierli, gestirli e renderli accessibili. Il termine «persi» è quindi solo parzialmente appropriato. Non scompare l'intera collezione, bensì la prospettiva di un archivio pubblico utilizzabile a lungo termine.

Perché i videogiochi sono particolarmente difficili da conservare

Secondo quanto riportato, per la realizzazione dell'ICS sono stati stanziati circa 1,5 milioni di euro. Tuttavia, quei fondi non erano sufficienti a garantire un funzionamento continuativo. Una volta terminato il finanziamento, la collezione avrebbe necessitato di una soluzione a lungo termine. È proprio per questo motivo che l'ICS ha fallito.

Per la cultura dei videogiochi si tratta di una perdita significativa. I videogiochi invecchiano in modo diverso dai libri o i film. Un gioco può diventare inaccessibile già dopo pochi anni, quando i server vengono disattivati, le piattaforme chiuse o i sistemi di attivazione non vengono più supportati.

Nel caso dei vecchi giochi per PC, spesso il supporto di archiviazione non è sufficiente. Potrebbe essere necessaria una versione specifica di Windows, una scheda audio o un driver di protezione anticopia. I giochi per console dipendono dal corretto funzionamento dell'hardware. I giochi online necessitano di server. I giochi per dispositivi mobili spesso scompaiono del tutto dagli app store.

Un archivio deve quindi conservare molto più che semplici file. Deve documentare le versioni, mantenere gli ambienti tecnici, chiarire i diritti e rendere nuovamente funzionanti i giochi in un secondo momento.

Il timing non è dei migliori

Questa chiusura arriva in un momento in cui i giochi fisici stanno perdendo importanza. Le vendite si stanno spostando verso gli store digitali. I servizi di abbonamento e le offerte cloud rendono i giochi disponibili fintanto che i contratti di licenza sono in vigore. Allo stesso tempo, è sempre più raro che i gamer abbiano nella propria collezione una versione completa e utilizzabile a lungo termine.

Da Sony questo cambiamento è particolarmente evidente: a partire da gennaio 2028, i nuovi giochi saranno disponibili solo in formato digitale. Il motivo per cui questo non è solo un problema per i collezionisti è stato spiegato dal collega Rainer nel suo articolo sull'obbligo di digitalizzazione.

Anche i servizi con abbonamento stanno spostando l'attenzione sui giochi. Non si acquista più necessariamente un singolo gioco, ma si paga per un accesso limitato nel tempo a un catalogo che cambia continuamente. A volte può essere utile, ma dal punto di vista della conservazione è un problema. Se un gioco è disponibile solo tramite uno store o un abbonamento, il suo futuro dipende dalle licenze, dagli account, dai server e dai gestori delle piattaforme.

La fragilità dei beni digitali non si manifesta solo nel caso dei videogiochi. Sony sta attualmente rimuovendo centinaia di film acquistati dalle librerie britanniche di PlayStation. La Svizzera non è coinvolta, ma il caso dimostra quanto gli acquisti digitali rimangano legati alle piattaforme e ai contratti di licenza.

Neanche i supporti fisici risolvono completamente il problema. I CD, i DVD e i Blu-ray possono deteriorarsi, danneggiarsi o diventare illeggibili. Con alcuni DVD della Warner usciti tra il 2006 e il 2008 è già successo: la Warner Bros. ha confermato casi di «Disc Rot».

Beni culturali privi di infrastrutture solide

I videogiochi sono da tempo considerati beni culturali in quanto hanno lasciato un'impronta nella cultura popolare, nella tecnologia, nel design, nella musica e nelle forme narrative. Tuttavia, sul fronte dell'archiviazione, manca loro ancora quel riconoscimento automatico di cui godono libri o film.

Non è ancora chiaro quale sarà il futuro della banca dati e delle collezioni registrate. Una cosa però è certa: senza una struttura centrale, l'ICS perde il suo scopo principale. Il suo compito non dovrebbe limitarsi alla raccolta, ma dovrebbe anche raggruppare le collezioni, renderle accessibili e garantirne l'utilizzo a lungo termine.

Non si tratta di un fallimento spettacolare avvenuto dall'oggi al domani. Si tratta di un graduale deterioramento delle infrastrutture. Ed è proprio questo che lo rende pericoloso. Quando gli archivi scompaiono, spesso ci si rende conto solo anni dopo di ciò che manca.

Immagine di copertina: Raffi Asdourian / Wikipedia

A 87 persone piace questo articolo


User Avatar
User Avatar

I miei interessi sono vari, mi piace semplicemente godermi la vita. Sono sempre alla ricerca di notizie su freccette, giochi, film e serie.


Retroscena

Curiosità dal mondo dei prodotti, uno sguardo dietro le quinte dei produttori e ritratti di persone interessanti.

Visualizza tutti

Potrebbero interessarti anche questi articoli

36 commenti

Avatar
later