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Retroscena

«Che fai, papà?» – «Leggo!»

Michael Restin
22/4/2026
Traduzione: Alessandra Ruggieri De Micheli
Immagini: Michael Restin

Leggere fa bene – a meno che non si faccia davanti allo schermo in presenza di bambini. Spesso utilizzo i miei abbonamenti digitali con un senso di colpa. Eppure, dovrei tematizzare molto di più i loro contenuti.

È come giocare a nascondino: quando mio figlio si distrae e inizia a scrollare la pagina cercando un nuovo audiolibro, mi basta lanciargli un'occhiata e il suo «walkman» scompare in un batter d'occhio sotto il cuscino più vicino. Beccato. Via quel maledetto schermo. Allo stesso modo, alzo gli occhi al cielo quando mia figlia registra l'ennesimo messaggio vocale sul suo smartphone a velocità 1,5x. Perché, ovviamente, non voglio che i miei figli restino tutto il tempo incollati a uno schermo. Uscite, fate qualcosa, leggete un libro – ma per favore mettete via il cellulare.

D'altra parte, anche io ho sviluppato delle capacità sorprendenti: non appena percepisco un movimento nella stanza, il mio smartphone mi scivola dalle mani e finisce sul divano. E sto attento a non farmi beccare. Perché, ovviamente, non voglio che i miei figli mi vedano tutto il tempo incollato a uno schermo.

Nello studio «Eltern in der digitalen Welt» («I genitori nel mondo digitale»), neanche la metà delle persone intervistate dichiara di considerarsi un buon modello di riferimento. E lo capisco. Affrontare questo argomento con disinvoltura non è facile. Anche se tutti rispettassero delle regole ragionevoli e mettessero da parte lo schermo durante le ore in comune, rimarrebbe comunque un problema. Un insegnante lo ha descritto così durante una riunione con i genitori: «Riesco a vedere solo il retro dello schermo».

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Il senso di colpa dello scrolling

Visto dall'esterno, non fa alcuna differenza se gioco a Candy Crush o leggo Shakespeare, se mi dedico al doomscrolling o se leggo un articolo del «Corriere del Ticino». Uno schermo è uno schermo. Quindi il senso di colpa dello scrolling mi accompagna sempre, anche quando mi sto informando sugli avvenimenti mondiali. Per chi mi sta di fronte sembra tutto ugualmente stupido. Nell'era analogica non era così.

Il giornale aperto sul tavolo a colazione sembrava dire: «Lasciami leggere tranquillo», seppur non direttamente. La frase «Papà legge il giornale» non aveva nulla di negativo. Non c'era nulla da aggiungere, nulla da spiegare. Dietro i titoli in prima pagina, il padre di un tempo poteva leggere con calma la pagina dello sport, le vignette satiriche, ecc. Non si discuteva mai sul fatto che, in cambio, fosse giustificato concedere ai bambini più tempo per giocare.

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Niente parla più da sé

La situazione nel 2026 è molto diversa. Le ultime notizie si trovano in rete. Informarsi online è logico e giusto. Ma mentre un volto dietro al Corriere del Ticino o alla Regione è un'immagine riconoscibile, un volto dietro allo schermo può significare qualsiasi cosa. È quindi giustificata la domanda che mi rivolge con una certa presunzione mio figlio: «Che fai, papà?», quando sono assorto nei miei pensieri e fisso lo smartphone. E la mia risposta risentita: «Leggo il giornale!».

A volte mi sorprende persino quanto mi senta colto in flagrante in quei momenti – anche quando sto leggendo l'editoriale del New York Times. E che bello poi quando sfoglio un vero e proprio giornale davanti ai bambini. Come se questo servisse a farli abbonare a pubblicazioni cartacee tra dieci anni. A volte mi capita persino di scrollare di nascosto, nascondendo il telefono dietro una rivista o un libro, sapendo che avrò tempo di leggerli solo la sera.

Che fai? Leggo un libro, ovviamente.
Che fai? Leggo un libro, ovviamente.

Se la copertina di un libro o il titolo di una rivista parlano da sé, nel mondo digitale è visibile solo il dispositivo. I bambini hanno imparato presto a capirlo.

Una tastiera significa lavoro

Uno schermo grande con una tastiera spaziosa è una scelta che non lascia quasi spazio a dubbi: significa che sto lavorando. Gli adulti sono seduti davanti allo schermo, strizzano gli occhi e assumono la loro espressione scontrosa da giorno lavorativo alla pallida luce dello schermo. L'espressione è così seria che sedersi a tavola con uno schermo e una tastiera tutto ciò che serve. Sembra quasi che stia facendo la dichiarazione dei redditi. Probabilmente con questa configurazione potrei guardare la trilogia de «Il Signore degli Anelli» o sperperare il patrimonio di famiglia al casinò online senza essere disturbato.

Anche l'iPad mantiene un aspetto professionale, purché vi sia collegata una tastiera. In questo modo potrei anche sembrare una persona seria, anche se sto semplicemente seduto a tavola a scrollare titoli colorati. Chi si siede davanti a uno schermo in presenza di bambini tende a tenere conto di come ciò possa apparire agli altri. Non appena non c'è più la tastiera, mi ritrovo quantomeno sospettato. Forse è per questo che tutti vogliono tornare ai cellulari con tastiera: hanno tutto un altro effetto. Digitare sembra una cosa seria. Scrollare no.

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Tutto questo è come recitare, più apparenza che realtà. Credo che si parli troppo del tempo trascorso davanti allo schermo in generale. E troppo poco di ciò che viene fatto in questo tempo.

Spiegare perché il contenuto è importante

Ciò che facciamo, saltiamo o su cui ci soffermiamo online non parla da sé. Dobbiamo farlo notare, condividerlo e commentarlo, anche offline. Naturalmente mi piacerebbe che i miei figli leggessero libri. O che prendessero di tanto in tanto una delle riviste che abbiamo in salotto. Ma è più probabile che, tra qualche anno, ci ritroveremo seduti uno di fronte all'altro con gli schermi in mano. O almeno con ciò che abbiamo appreso facendolo.

Secondo lo studio Kids Online 2025, neanche la metà dei genitori svizzeri parla regolarmente con i propri figli di età compresa tra gli undici e i sedici anni di quali siano le fonti affidabili. Non voglio commettere questo errore. Per evitare di vivere in mondi diversi in futuro, devo smetterla di sentirmi in colpa. Voglio parlare di più di ciò che leggo online e del perché lo sto leggendo. E voglio anche spiegare perché è importante sapere da dove proviene un'informazione. Che è molto più importante del fatto che sia su carta o su uno schermo.

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Semplice scrittore, doppiamente papà, che ama essere in movimento e destreggiarsi nella vita familiare quotidiana, come un giocoliere che lancia le palline e di tanto ne fa cadere una. Può trattarsi di una palla, di un'osservazione, o di entrambe.


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Curiosità dal mondo dei prodotti, uno sguardo dietro le quinte dei produttori e ritratti di persone interessanti.

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