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Alessandra Ruggieri De Micheli
Retroscena

Il nostro road trip aveva un itinerario. Poi ho trovato Gropius

Siamo partiti per un road trip. Io, storica dell'arte con una certa ossessione per l'architettura, ho cominciato a infilare nell'itinerario qualche deviazione. Una casa di Gropius qui, un Aalto là, e poi Saarinen, Pei, Gehry... Alla fine è nato un secondo viaggio nel viaggio, che vorrei raccontarti in una serie di articoli. Cominciamo da Gropius.

L'idea iniziale era andare finalmente a trovare la famiglia che mi aveva ospitata in Vermont da exchange student nel lontano 1996-97. Nonostante siano passati 29 anni, siamo sempre rimasti in contatto. Incredibile, lo so. Già che attraversavamo l'Atlantico, abbiamo deciso di aggiungere Montréal, dove vive un nostro amico. E New York? I ragazzi ci tenevano. Così, un pezzo alla volta, è nato il nostro road trip: Montréal, Vermont, Maine, Boston e New York.

Studiando l'itinerario, però, ho iniziato a guardare la mappa con occhi diversi. E ho scoperto che a pochi chilometri da Boston c'era la casa di Walter Gropius. A quel punto non c'era più niente da fare: era iniziata la mia personale caccia ai capolavori dell'architettura. I ragazzi, diciamo, condividevano il mio entusiasmo con una certa moderazione. Ma la visionaria casa del fondatore del Bauhaus avrebbe lasciato senza fiato anche loro.

Gropius House, Walter Gropius, 1938.
Gropius House, Walter Gropius, 1938.
Fonte: Courtesy of Historic New England, David Bohl, 2009.

Gropius House – il Bauhaus finisce nel bosco

Ma cosa c'entra Walter Gropius con gli Stati Uniti? In effetti, anch'io sono rimasta sorpresa nello scoprire a Lincoln, tranquilla cittadina del Massachusetts immersa nel verde a una ventina di chilometri da Boston, la casa-museo progettata dal fondatore del Bauhaus.

Nel 1933 il Bauhaus chiude sotto la pressione del regime nazista. Paradossalmente, il tentativo di distruggere le idee moderniste contribuisce a diffonderle nel mondo. Molti docenti e studenti emigrano negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Svizzera e altrove. Nel 1937 Gropius viene chiamato alla Harvard Graduate School of Design e l'anno successivo costruisce la sua casa a Lincoln.

La cosa interessante è che non si limita a trapiantare il Bauhaus di Dessau nel Massachusetts. La casa è bianca, lineare, essenziale, ma utilizza anche materiali e soluzioni tipiche del New England, a partire dal rivestimento in legno. Gropius cerca un modernismo capace di dialogare con il luogo e, allo stesso tempo, si diverte a utilizzare materiali industriali economici in contesti inaspettati. Come la scala a chiocciola esterna: sembra la scala antincendio di una fabbrica, e invece conduce alla terrazza della camera della figlia, Ati Gropius, per darle la libertà di uscire e scendere direttamente in giardino. Il sogno di ogni adolescente, insomma.

Dalla camera di Ati alla terrazza...
Dalla camera di Ati alla terrazza...
 ... e dalla terrazza al giardino.
... e dalla terrazza al giardino.
Fonte: Alessandra Ruggieri De Micheli.

Il Bauhaus apre le porte

Ma è entrando che sale davvero l'emozione. L'ingresso è quasi dimesso: una porticina, una parete di vetrocemento che lascia filtrare luce naturale. Poi lo spazio si apre e comincia una successione di ambienti che sembrano pensati per accompagnarti attraverso la casa.

Si parte dallo studio di Walter e Ise Gropius. I due lavoravano fianco a fianco e sotto la lunga finestra affacciata sul verde si trova ancora il Double Desk, la doppia scrivania progettata da Marcel Breuer nel 1925-1926. Quando si trasferirono in Massachusetts, i Gropius la portarono con loro e Walter progettò la stanza in modo che trovasse posto esattamente lì.

Il Double Desk di Marcel Breuer.
Il Double Desk di Marcel Breuer.
Accanto, il curioso portalibri di Egon Riss.
Accanto, il curioso portalibri di Egon Riss.
Fonte: Alessandra Ruggieri De Micheli.

A terra, un altro piccolo capolavoro: l'Isokon Penguin Donkey, progettato da Egon Riss nel 1939 per contenere i nuovi libri tascabili Penguin. È uno di quegli oggetti che raccontano perfettamente l'idea modernista di design: nasce per risolvere un problema molto concreto, ma lo fa con una forma elegante e organica.

Proseguiamo verso il soggiorno, inondato di luce dalle enormi vetrate affacciate sul paesaggio. Erano ancora vetri singoli e, come ci spiega la nostra guida, d'inverno la casa era decisamente fredda. Ma la visione era chiara: aprire gli spazi, far entrare la luce e lasciare che interno ed esterno dialogassero.

Ed è qui che abbiamo avuto una delle sensazioni più strane della visita: questa casa ha quasi novant'anni, eppure potrebbe essere stata progettata ieri.

Il soggiorno con la sedia preferita di Gropius, l'Isokon Long Chair di Marcel Breuer.
Il soggiorno con la sedia preferita di Gropius, l'Isokon Long Chair di Marcel Breuer.
Fonte: Alessandra Ruggieri De Micheli.

Gran parte del merito va anche agli arredi. Molti sono di Marcel Breuer, prima allievo e poi docente del Bauhaus, che sperimentò con il tubolare d'acciaio ispirandosi anche alla costruzione delle biciclette. E la casa è quasi una piccola riunione dei grandi nomi del design del Novecento. Sfogliando la pubblicazione dedicata alla casa, edita da Historic New England, scopro due piccoli aneddoti: l'Isokon Long Chair di Breuer era la preferita di Gropius, mentre la Womb Chair di Eero Saarinen gli fu regalata da alcuni amici per il suo settantesimo compleanno. Senza saperlo, alcuni di questi nomi sarebbero ricomparsi lungo il nostro viaggio.

Sullo sfondo, la Womb Chair di Eero Saarinen, i Butterfly Stools di Sori Yanagi e, sopra il camino, un'opera di László Moholy-Nagy.
Sullo sfondo, la Womb Chair di Eero Saarinen, i Butterfly Stools di Sori Yanagi e, sopra il camino, un'opera di László Moholy-Nagy.
Fonte: Alessandra Ruggieri De Micheli.

Dalla zona giorno si passa alla sala da pranzo. Tavolo e sedie sono ancora di Breuer, ma a rubarmi l'attenzione è un dettaglio molto più semplice: un faretto da museo incassato nel soffitto e puntato esattamente al centro del tavolo. I piatti vengono illuminati quasi fossero oggetti esposti in una vetrina. Una soluzione semplicissima, funzionale e teatrale allo stesso tempo. Effetto wow.

La sala da pranzo.
La sala da pranzo.
La parete in vetrocemento lascia filtrare luce naturale.
La parete in vetrocemento lascia filtrare luce naturale.
Fonte: Alessandra Ruggieri De Micheli.

Form follows function

Accanto c'è la cucina, che cambia completamente registro. Niente spettacolo: qui domina l'efficienza. Quasi una piccola cucina professionale, organizzata secondo le diverse fasi del lavoro: preparazione e lavaggio da una parte, cottura dall'altra. Anche cucinare, per Gropius, era evidentemente un problema di design da risolvere.

La zona cottura della cucina.
La zona cottura della cucina.
La scala centrale con pavimento in sughero fonoassorbente e poco sporchevole.
La scala centrale con pavimento in sughero fonoassorbente e poco sporchevole.
Fonte: Alessandra Ruggieri De Micheli.

Al piano superiore la filosofia Bauhaus continua nella vita di tutti i giorni: pochissimo spazio sprecato nei corridoi e camere ampie, rivolte a est per catturare la luce del mattino. Ma la soluzione che mi ha colpita di più è nella suite padronale. Una parete vetrata separa la camera da letto, volutamente non riscaldata, dalla zona spogliatoio e bagno, riscaldata. Walter e Ise potevano così dormire al fresco e, appena svegli, fare letteralmente un passo per ritrovarsi al caldo. Un accorgimento quasi banale. Eppure perfettamente Bauhaus: prima osservare come viviamo, poi progettare lo spazio intorno alle nostre esigenze.

La parete vetrata che separa la zona spogliatoio dalla camera da letto.
La parete vetrata che separa la zona spogliatoio dalla camera da letto.
A destra, un abito di Ise Gropius; oltre la porta, la zona notte.
A destra, un abito di Ise Gropius; oltre la porta, la zona notte.
Fonte: Alessandra Ruggieri De Micheli.

Vista sul parco dalla terrazza e sulla veranda dove Walter e Ise amavano trascorrere gran parte del loro tempo.
Vista sul parco dalla terrazza e sulla veranda dove Walter e Ise amavano trascorrere gran parte del loro tempo.
Di nuovo nel verde. Anche i ragazzi sono sopravvissuti al tour.
Di nuovo nel verde. Anche i ragazzi sono sopravvissuti al tour.
Fonte: Alessandra Ruggieri De Micheli.

Usciamo di nuovo nel verde di Lincoln con una certa esaltazione. «Questa è stata una delle migliori visite guidate a cui tu mi hai mai portata», mi dice mia figlia.

In effetti, la Gropius House è stata una sorpresa per tutti. Per me, che non mi aspettavo di trovare un pezzo di Bauhaus tra i boschi del New England. E per i ragazzi, che hanno scoperto quanto possa essere affascinante la visione di un architetto del calibro di Walter Gropius.

Direi che le nostre deviazioni architettoniche sono cominciate con il piede giusto. E ora siamo ancora più curiosi di vedere cosa ci aspetta a Cambridge. Ma questa è un'altra storia.

Ti piace viaggiare e, come me, hai il pallino per l'architettura? Seguimi: nel prossimo articolo andiamo alla scoperta dei capolavori del campus del MIT.

Immagine di copertina: Alessandra Ruggieri De Micheli

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Storica dell'arte e linguista di formazione, poliglotta e viaggiatrice per passione. Curo i testi con minuzia e li adatto con creatività al target italofono. Non riesco letteralmente a stare ferma: se non strimpello la tastiera, sono in giro con il mio boxer o trascino la mia famiglia verso qualche vetta o deviazione architettonica non sempre approvata. Ma alla fine la bellezza vince sempre. 


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Curiosità dal mondo dei prodotti, uno sguardo dietro le quinte dei produttori e ritratti di persone interessanti.

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