I tuoi dati. La tua scelta.

Se accetti solo i cookie necessari, raccogliamo informazioni sul tuo dispositivo e comportamento d'uso sul nostro sito web tramite cookie e tecnologie simili. Questi permettono, ad esempio, un login sicuro e funzioni di base come il carrello.

Se accetti tutti i cookie, ci permetti di utilizzare questi dati per mostrarti offerte personalizzate, migliorare il nostro negozio e visualizzare pubblicità mirata sul nostro e su altri siti web o app. A tal fine, determinati dati possono essere trasmessi anche a terze parti e partner pubblicitari.

Recensione

«Onimusha: Way of the Sword» alla prova: un grande ritorno con qualche pecca

Rainer Etzweiler
31/8/2026
Traduzione: Martina Russo

Dopo 20 anni Capcom ha risvegliato «Onimusha» dal letargo. Questa nuova versione ha un sistema di combattimento straordinario, un eroe carismatico e un piccolo problema di messa a fuoco.

Si può scrivere di «Onimusha» senza menzionare «Resident Evil»? No, se ti interessa la storia di come è nata questa serie rediviva. Motivo per cui ti becchi un breve riassunto iniziale.

Il primo capitolo della serie è nato alla fine degli anni '90 con il titolo di «Sengoku Biohazard». «Sengoku» identifica una precisa epoca del Giappone (dal 1467 al 1615 circa) da cui ancora oggi la cultura popolare attinge a piene mani: samurai, ninja, geishe... qui c'è la serie completa dei grandi personaggi classici. «Biohazard», invece, è il nome giapponese di «Resident Evil». Capcom aveva progettato un gioco horror ambientato nel Giappone feudale, ma poi il team si è reso conto che un samurai con la katana si muove in modo completamente diverso da un poliziotto con tre proiettili nel caricatore. L'idea fu quindi scartata, ma il DNA rimase: sfondi pre-renderizzati, angolazioni fisse della telecamera, rompicapo e raccolta di chiavi.

Il gioco uscì nel 2001 per PS2 (e successivamente per Xbox), ottenne ottime recensioni e fu seguito da tre sequel, due spin-off e due remaster. Con «Onimusha: Way of the Sword» è ora in arrivo il primo nuovo capitolo della serie cult dopo 20 anni.

Le lame sono ancora affilate?

Prima muori, poi si comincia

«Onimusha: Way of the Sword» inizia dove altri giochi finiscono: con la morte del protagonista. L'introduzione ci mette solo pochi minuti a presentare il protagonista: Miyamoto Musashi è sicuro di sé, sfrontato e pericoloso. E anche un pelo tonto.

Cambiamenti di tono come questo rischiano di trasformare i personaggi in figure ridicole. Nel qual caso finiamo per ridere di loro, invece che con loro. Cosa che però qui non succede. Musashi non è Star-Lord. Musashi è prima di tutto un tipo supertosto e supercool che ogni tanto si dimostra un po' troppo ingenuo o prende una decisione sbagliata.

Figo e pericoloso, ma non sempre sveglissimo: Miyamoto Musashi.
Figo e pericoloso, ma non sempre sveglissimo: Miyamoto Musashi.

Ed è proprio così che è andata quel giorno: dopo un duello e il successivo combattimento contro un'intera scuola di samurai, il nostro eroe si imbatte in un'orda di creature simili a zombie. Musashi sottovaluta il pericolo, viene infilzato dai suoi avversari e perisce epicamente, da grande guerriero qual è.

Sulla strada per l'inferno viene però intercettato da un misterioso uomo vestito di bianco. Questi infila a Musashi un guanto altrettanto misterioso, in grado di divorare le anime, lo nomina Onimusha – un guerriero dal potere demoniaco – e lo rispedisce nel mondo dei vivi. La situazione ti sembra confusa? Anche a Musashi.

Benvenuto a Kyoto

Dopo un breve tragitto lineare, arrivo a Kyoto. La città, centro nevralgico del gioco, sembra aver visto giorni migliori. Cittadini affranti sostano davanti a case distrutte, una fitta nebbia rossa avvolge gran parte del paese e ovunque crescono rigogliose strane piante dai volti umanoidi. I fan di «Berserk», vedendole, punterebbero il dito sullo schermo come Leonardo diCaprio nel famoso meme.

Kyoto è in rovina, ma a lei non sembra importare.
Kyoto è in rovina, ma a lei non sembra importare.

Qui conosco Takamura. Onimusha pure lui, questo omone diventerà il mio mentore. Takamura mi spiega che le porte dell'inferno sono aperte e che d'ora in poi il mio compito sarà quello di rimandare indietro tutto ciò che uscirà fuori da lì. Nel suo tempio c'è anche Okuni, la chiacchierona, le cui abilità artigianali mi aiutano nella caccia ai demoni. Insieme a Shizuka, la Oni-Lady che vive nel guanto di Musashi, completa il quartetto di eroi attorno a cui ruota la storia di «Onimusha». Una storia cupa e brutale, ma mai eccessivamente seria.

Questo dipende da un lato da Musashi, che all'inizio non fa che lamentarsi del suo ruolo di «prescelto», e dall'altro dall'umorismo farsesco usato in modo strategico. Arriva poche volte e ti coglie totalmente di sorpresa. E proprio per questo funziona alla grande.

Musashi e Okuni formano una bella squadra. Anche se lei ancora non lo sa.
Musashi e Okuni formano una bella squadra. Anche se lei ancora non lo sa.

All'inizio il gioco mi toglie le redini di mano troppo spesso, con mio grande fastidio. Mi ritrovo a guardare degli intermezzi, ad essere sommerso da troppe informazioni sulla trama o a seguire a ruota altri personaggi. Ci vuole quasi un'ora prima che riacquisti la mia autonomia e il gioco acquisti velocità.

Appena mi libero dal guinzaglio, mi si para davanti il mondo cupo di «Onimusha». Questo mondo si compone di due zone leggermente diverse: da un lato la vasta area urbana di cui parlerò più avanti. Dall'altro ci sono livelli lineari in cui procede la storia. Sono percorsi lineari con un minimo di libertà di movimento, ogni tanto costellati da rompicapi molto semplici legati all'ambiente.

Nessuno di questi mi ha trattenuto per più di cinque minuti, il che va benissimo. Sono ancora piuttosto traumatizzato dal puzzle scorrevole del primo capitolo della serie.

Ballano le lame: il sistema di combattimento

Preferisco procurarmi i traumi da solo, facendomi strada, assetato di sangue, tra gli scagnozzi demoniaci che mi si parano davanti. A parte alcuni tipi specifici, per ora i miei avversari sono più brutti che pericolosi e quindi perfetti per imparare il complesso sistema di combattimento.

Troppo lento, demone.
Troppo lento, demone.

Capcom punta su un approccio puramente reattivo. Posso respingere, parare e bloccare gli attacchi. Un passo di schivata completa il repertorio difensivo. Ognuna di queste forme di difesa ha ulteriori livelli di precisione che riducono ancora di più le barre dell'energia vitale e della resistenza dei nemici. La disciplina per eccellenza, qui, è l'attacco Issen: un colpo veloce sferrato proprio prima dell'attacco nemico, che quasi sempre porta alla morte in un colpo solo.

Ogni avversario ha diversi schemi di attacco e ognuno richiede una risposta diversa. I tempi sono abbastanza dilatati, ma la disattenzione viene comunque punita. I demoni sono quasi sempre in superiorità numerica e sono interessati alla correttezza quanto lo sono alla skincare.

In attacco le opzioni sono un po' più semplici: puoi scegliere se attaccare con un colpo debole a una sola mano o con un potente fendente a due mani. La katana rimane l'arma principale di Musashi fino alla fine del gioco. A questa si aggiungono lame magiche, che posso usare solo in modo limitato, e un arco, molto utile nel combattimento a distanza e in alcuni rompicapo.

Inoltre, fa esplodere le teste dei nemici, il che è divertente anche la 120ª volta che lo vedo.

Con i soli attacchi offensivi vai poco lontano.
Con i soli attacchi offensivi vai poco lontano.

Sembra una bella sfida ed è proprio così. «Onimusha» offre una simulazione di combattimento all'arma bianca di enorme complessità. Nei prossimi mesi usciranno senz'altro un sacco di video notevoli su YouTube, in cui la gente fa cose che io non riuscirò mai a replicare. Il sistema è impegnativo, ma introduce i nuovi strumenti in modo graduale, lasciandoti abbastanza tempo per fare pratica.

A un certo punto ingrano anche io. E allora mi faccio largo con meticolosità quasi zen in mezzo a uno stuolo di demoni, senza che neanche uno di loro riesca ad arrivarmi vicino con la sua lama.

Con il giusto tempismo riuscirai a ottenere molte più anime e colpi finali più sanguinosi.
Con il giusto tempismo riuscirai a ottenere molte più anime e colpi finali più sanguinosi.

Gli avversari uccisi perdono anime di vari colori. Il rosso è la valuta principale per l'albero delle abilità, il blu ricarica la barra della magia per le armi secondarie e il giallo ti restituisce punti vita. Nell'ultimo terzo del gioco si aggiunge il viola per una trasformazione che, per motivi di copyright, non posso chiamare «modalità Super Saiyan».

«La vita è sofferenza»

In «Onimusha» non devo mai perdere troppo tempo con la plebaglia. Il gioco mi presenta costantemente boss che mi mettono a dura prova. In pochi secondi devo anticipare i loro attacchi e contrattaccare nel modo giusto. Mentre con i demoni standard gestire la barra della stamina è quasi facoltativo, contro i boss, invece, è assolutamente necessario.

La maggior parte dei pezzi grossi ha una caratteristica che li contraddistingue. Il grasso Daidara distrugge l'architettura dei livelli con la mazza, mentre il combattimento contro Dokyo ricorda i boss bullet hell di «Returnal». Il livello di difficoltà oscilla tra il «perfetto» e il «maccheccaaaa...?». Domagoj ha già parlato dei picchi di difficoltà nella sua anteprima. Purtroppo, posso confermare che te li ritrovi fino alla fine della campagna.

Questo boss è disgustoso e fastidioso.
Questo boss è disgustoso e fastidioso.

Buona parte della colpa ce l'ha anche il caos che regna sullo schermo. Scintille ovunque, lame accecanti, capelli scompigliati e, vicino ai bordi dell'arena, la videocamera che ogni tanto si impalla. Per un gioco che richiede il massimo controllo in ogni momento è un fastidio piuttosto grave.

Nonostante i momenti di frustrazione, il divertimento prevale. I punti di ripristino sono adeguati e ogni volta che muoio faccio un piccolo passo avanti: a quel punto conosco un po' meglio gli schemi di attacco dei miei avversari.

«La vita è sofferenza»», ama ripetere il mio mentore Takamura. Ora capisco bene cosa intende.

Riciclaggio delle missioni secondarie

Tre boss e 48 «fuck» più tardi, ritorno a Kyoto. Lì mi aspettano delle piccole missioni secondarie che mi permettono di conquistare materiali per nuovi equipaggiamenti. Sembra uno scambio equo. E lo è anche, se non fosse che è terribilmente noioso.

Il più delle volte le missioni mi spediscono in posti che conosco già, per andare a menare per l'ennesima volta lo stesso gruppo di avversari. A questo si aggiungono cacce al tesoro, nessuna delle quali ho mai portato a termine, e una missione di ricerca in cui devo recuperare dei leoni-cani di proprietà di un personaggio secondario. Tutto molto tenero, ma poco impegnativo e in qualche modo anche irrilevante. So che è un paragone usato e abusato, ma qui la «puzza di Ubisoft» è così forte che non posso ignorarla.

Per compensare l'ultimo screenshot.
Per compensare l'ultimo screenshot.

Le missioni di allenamento che Takamura ha in riserva per me in un'arena a parte sono un po' più divertenti. Lì cerco di perfezionare ogni singolo dettaglio del sistema di combattimento o affronto per la seconda volta i boss che ho già sconfitto. Per la prima opzione ci sono degli oggetti appositi, per la seconda dei costumi di scena per me e gli altri personaggi.

Bello, tranquillo, molto british

Gli screenshot parlano da soli e quando si parla di un gioco Capcom ormai è diventata quasi la prassi menzionare la grafica solo come nota a margine. Per completezza, però, lo diciamo lo stesso: «Onimusha» è spettacolare. Questo vale sia per i momenti in cui si incrociano le spade e volano scintille, sia per i momenti più tranquilli, in cui passeggio per i boschi autunnali di Kyoto o ammiro le animazioni dei volti, davvero splendide.

Domagoj ha ragione: quelli di Capcom ci sanno proprio fare.
Domagoj ha ragione: quelli di Capcom ci sanno proprio fare.

La colonna sonora è l'esatto opposto dell'ostentazione grafica: il pizzicato discreto dello shamisen crea più un tappeto sonoro che delle vere e proprie canzoni ed è l'accompagnamento perfetto per l'atmosfera spesso disperata di questa avventura samurai.

Un po' meno riuscito il doppiaggio in inglese: tutti i personaggi principali sono doppiati da attori britannici, il che impedisce un totale coinvolgimento. Non so come si potrebbe risolvere il problema. Però fa strano che un samurai sanguinario abbia la stessa voce di Liam, il tizio che vuole scroccarmi una sigaretta davanti al pub. Soprattutto quando quel samurai ha il volto del leggendario attore Toshirō Mifune.

Alla fine della storia, però, non cambia nulla: i puristi opteranno comunque per l'audio originale in giapponese.

«Onimusha: Way of the Sword» esce il 4 settembre per PS5, Xbox Series X/S, Switch 2 e PC. Il gioco mi è stato fornito da Capcom a scopo di test. Io ho testato la versione per PS5.

In breve

Un comeback ben fatto, ma troppo lungo

Dopo «Resident Evil Requiem» e «Pragmata», mi aspettavo una tripletta da parte di Capcom. Ma non è andata proprio benissimo. «Onimusha: Way of the Sword» è un gioco eccellente, a cui manca però quella qualità che negli ultimi tempi aveva permesso ai suoi sviluppatori di distinguersi dalla concorrenza: il focus.

Ovviamente posso ignorare buona parte dei contenuti aggiuntivi. Ma solo se ho abilità sufficienti per fare a meno di quei materiali extra per potenziare l'equipaggiamento. E comunque si ha l'impressione che un gioco lungo dieci/dodici ore sia stato stiracchiato da ogni parte fino a raddoppiarne la durata. Non è certo la fine del mondo. Ma questo fa di «Onimusha» il prodotto meno riuscito in un anno in cui Capcom ha altrimenti collezionato solo successi.

«Lasciali con la voglia di averne di più» (fermati quando il pubblico vuole ancora il tuo prodotto) è una vecchia regola del mondo dello spettacolo applicabile anche ai videogiochi. Capcom farebbe bene a ricordarsela.

Pro

  • Sistema di combattimento fantastico
  • Storia ben riuscita e ricca di personalità
  • Tecnicamente perfetto
  • Boss impegnativi…

Contro

  • Mancanza di equilibrio
  • Inizio fiacco
  • Missioni secondarie basate sul riciclaggio
  • Troppo materiale di riempimento inutile
Capcom Onimusha Way of the Sword - Lenticular (PS5, DE)
Videogioco
Nuovo
EUR96,90

Capcom Onimusha Way of the Sword - Lenticular

PS5, DE

A 9 persone piace questo articolo


User Avatar
User Avatar

Nei primi anni ’90, mio fratello maggiore mi lasciò in eredità il suo NES con «The Legend of Zelda», dando inizio a un’ossessione che continua ancora oggi.


Recensione

Quali sono i film, le serie, i libri, i videogiochi o i giochi da tavolo più belli? Raccomandazioni basate su esperienze personali.

Visualizza tutti

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Visualizza tutti

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Commenti

Avatar