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Shutterstock/A.PAES
Retroscena

Mondiali di calcio: chi sono i bambini che fanno da mascotte ai giocatori

Michael Restin
11/6/2026
Traduzione: Sanela Dragulovic

I bambini che accompagnano i giocatori sul campo sono spazi pubblicitari ambulanti e una comparsa dell'intero spettacolo. Camminare però mano nella mano con il proprio idolo è un sogno che si realizza per molti bambini e bambine che altrimenti non potrebbero mai permettersi di entrare in uno stadio.

Il cuore in gola. Che sensazione deve essere trovarsi nel tunnel degli spogliatoi? Da fuori, dove attendono decine di migliaia di persone, penetrano rumore, luci e un'atmosfera carica di tensione. I tacchetti risuonano sui gradini, lo stress si canalizza in rituali collaudati, si urla e si applaude, si prega e si tace, finché finalmente si parte. Passo dopo passo sotto i riflettori, grandi star e i loro piccoli accompagnatori.

Quando Messi, Ronaldo o Lamine Yamal scendono in campo, tengono sempre per mano un bambino o una bambina. Come sempre dal 2002, in occasione dei Campionati mondiali ed europei, i bambini dagli otto ai dieci anni possono entrare in campo al fianco delle star e godersi l'atmosfera. Vengono selezionati con cura. Né troppo alti, né troppo bassi e istruiti fin nel minimo dettaglio: come camminare, stare sull'attenti, salutare con la mano, uscire.

In prima linea: le bambine che hanno accompagnato i giocatori in campo agli Europei 2024.
In prima linea: le bambine che hanno accompagnato i giocatori in campo agli Europei 2024.
Fonte: Maciej Rogowski Photo/Shutterstock

Fuori dai ranghi

Nonostante tutti i protocolli, nascono sempre alcuni istanti indimenticabili e non prevedibili che qualche telecamera riesce a immortalare. Perché i bambini sono pur sempre bambini: sono pieni di gioia, ridono, escono dagli schemi o si lasciano travolgere dalle proprie emozioni. Proprio come il ragazzino nell'immagine di copertina durante una partita amichevole della nazionale brasiliana. Ogni volta che mi si presenta una scena del genere, sono curioso di vedere le reazioni: alcuni professionisti, nonostante l'importanza del momento, si lasciano andare, spengono la modalità competitiva e si mostrano dal lato umano. Con un piccolo gesto che per i bambini significa tutto.

Basta un occhiolino, un sorriso, un breve abbraccio. Non devono necessariamente allacciargli le scarpe come fece l'australiano Mark Bresciano, la cui premurosa attenzione verso un bambino con le stampelle ai Mondiali del 2014 diventò virale. Non ci sono purtroppo video disponibili gratuitamente, perché la Fifa tutela i propri diritti d'immagine come Gollum l'Anello. Ma non serve un Mondiale per far perdere la testa ai bambini accanto ai loro idoli.

Durante i Mondiali non è prevista alcuna interazione con i tifosi. Eppure, per un istante, poco prima del fischio d'inizio, si ritrovano faccia a faccia due mondi che dovrebbero essere uno solo: lo sport e le sue radici. Il calcio «dei milioni» esiste perché da qualche parte, su un campetto polveroso o in un cortile con le porte sbilenche, un bambino si sta innamorando del gioco. Ai Mondiali si può comprare di tutto, ma non questa esperienza e quello che si legge sui visi dei bambini che raccontano storie. E questi bambini rientrano tra i pochi fortunati che hanno potuto vivere un'emozione unica senza dover spendere una fortuna.

L'unica opportunità per i bambini del posto

I prezzi dei biglietti, dei parcheggi, dei viaggi e persino delle bevande sono assurdi. Sugli spalti ci saranno quasi esclusivamente ragazzi ricchi, i cui genitori possono permettersi di sborsare senza problemi somme a quattro o cinque cifre. Ma i posti accanto alle star non vengono svenduti a prezzi esorbitanti. E nemmeno assegnati, come nei tornei precedenti, per lo più a prescelti da tutto il mondo. Spesso si trattava soprattutto di vincitori e vincitrici di concorsi che non dovevano avere alcun legame né con il paese ospitante né con lo sport.

Una ragazzina americana sa com'è scendere in campo con Lionel Messi per una finale dei Mondiali: «Prima di entrare in campo, era silenzioso, ma mi ha sorriso e mi ha persino aiutata sul campo, facendomi andare nella direzione giusta», ha raccontato Kaylie-Jade Plott, che aveva otto anni quando ha vissuto il suo grande momento al Maracanã. Conosceva quell'uomo solo dalle riviste, ma è stata un'esperienza indimenticabile.

Un ingresso da sogno: Kaylie-Jade Plott accanto a Lionel Messi nel 2014.
Un ingresso da sogno: Kaylie-Jade Plott accanto a Lionel Messi nel 2014.
Fonte: Jefferson Bernardes/Shutterstock

Ma si può fare di meglio: quest'anno lo sponsor Quaker, in collaborazione con i progetti Common Goal, Canada Scores e organizzazioni no profit locali, offre su larga scala questa esperienza ai bambini e alle bambine appassionati di calcio provenienti dalle fasce sociali più svantaggiate delle città ospitanti.

I circa 1700 bambini non vengono semplicemente sorteggiati, ma anche premiati per il loro impegno e il loro comportamento. «Vengono visti», dice Adan Gonzalez, che con la sua Puede Network a Dallas vuole far capire «che il codice postale non determina il destino di nessuno». È emozionante sentire la ragazzina nel video raccontare piena di entusiasmo che gioca a calcio da quando aveva tre anni.

Per i sottotitoli in italiano clicca sull'icona delle impostazioni e seleziona «Traduzione automatica» alla voce «Sottotitoli».

In misura minore, episodi del genere si erano già verificati nei tornei precedenti. Questa volta ne beneficiano più bambini, che non hanno semplicemente vinto il premio in un qualche concorso sponsorizzato. Questo non rende certo più accettabile il fenomeno del «fare cassa» che lo circonda, ma è comunque un aspetto positivo del torneo.

I bambini vivono sul posto, spesso in zone periferiche, e in occasione di questo mega-evento non vengono esclusi, ma sono al centro dell'attenzione per qualche minuto. Le loro storie personali non devono necessariamente fare il giro del mondo perché quel momento significhi il mondo per loro. Ma quando la telecamera si abbassa, il grande spettacolo si ferma un istante e torna umano.

Immagine di copertina: Shutterstock/A.PAES

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Semplice scrittore, doppiamente papà, che ama essere in movimento e destreggiarsi nella vita familiare quotidiana, come un giocoliere che lancia le palline e di tanto ne fa cadere una. Può trattarsi di una palla, di un'osservazione, o di entrambe.


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