
Opinione
EA FC 26: sono una vittima e mi pento di nuovo
di Luca Fontana

Non esiste un gioco senza regole. Nella vita reale, invece, le regole si applicano solo finché non danneggiano qualcuno.
Chiunque giochi a un gioco da tavolo accetta le regole, perché senza di esse non si può giocare. Sono chiare a tutti e valgono per tutti, senza margine di interpretazione o eccezione, a seconda di questioni di status o simpatia. Solo un gioco basato sui principi di giustizia ha modo di esistere.
Se si scopre che qualcuno sta barando, la situazione improvvisamente cambia. Non perché qualcuno perde, ma perché viene distrutto il quadro comune. C'è una violazione delle regole: è chiaro, evidente e non è negoziabile. Il gioco si interrompe, si chiarisce, si corregge oppure si annulla. La giustizia non è un'idea astratta, ma un requisito funzionale. Senza di essa non vige il gioco, ma il caos.
Nel gioco, le regole non sono percepite come restrizioni paternalistiche, ma come condizioni. Ti consentono di prendere decisioni, affrontare rischi, sviluppare strategie e andare incontro a fallimenti. Ogni azione diventa significativa proprio laddove vengono posti dei limiti. Nessuno ritiene che questo sia ingiusto.
Le regole dei giochi da tavolo, oltre a essere chiare, sono anche verificabili. Se a Monopoli prendi più soldi del dovuto dalla banca, se a Catan sbagli a contare le risorse o se a Scala quaranta non scarti una carta, ti avvantaggi in modo scorretto. L'effetto è immediato: non c'è più suspense, nasce un senso di sfiducia e il gioco perde il suo significato.
I giochi ti consentono di rischiare, bluffare, fare mosse aggressive e anche di barare, ma solo all'interno di regole ben definite. Il coraggio fa parte del gioco, ma la frode no. Non si tratta di una separazione morale, bensì meccanica. È proprio questo che rende il gioco interessante. Puoi fare molto, ma non tutto. La libertà non nasce nonostante, ma attraverso i limiti.
Nella vita reale, molti sistemi funzionano esattamente al contrario. Spesso le regole non servono a garantire giustizia, ma a gestire il potere. Sono complesse, difficilmente accessibili e piene di eccezioni. Non tutti devono capirle allo stesso modo e non tutti possono usarle allo stesso modo. Chi ha denaro, influenza o competenze giuridiche si muove con sicurezza in queste strutture, senza mai infrangere apertamente le regole.
Se una società sposta i suoi profitti in luoghi dove non si pagano quasi tasse, si parla di ottimizzazione. Se solo poche aziende dominano interi mercati, si parla di successi commerciali. Se vi sono molti appartamenti vuoti dove lo spazio abitativo scarseggia, si parla di investimenti legittimi. La violazione delle regole scompare dietro termini tecnici, zone grigie e trafile che durano anni.
Non sorprende solo che le regole abbiano effetti diversi, ma anche che tutto questo venga accettato. Se nel gioco in ogni round vige un interesse comune, basato sulla giustizia, i sistemi reali spesso rimangono stabili proprio perché si basano sull'ingiustizia. Chi ne trae vantaggio, blocca qualsiasi cambiamento. Chi perde, fallisce per mancanza di potere.
Il confronto con i giochi è così scomodo forse proprio perché rivela qualcosa che preferiamo ignorare. A un gioco si partecipa su base volontaria. Puoi abbandonarlo, interromperlo e ricominciarlo quando vuoi. La vita reale non ti dà queste opzioni. Nessuno può sfuggire al mercato immobiliare, evitare decisioni politiche o ignorare infrastrutture che non sono state progettate per tutti.
Non c'è scampo ed è proprio per questo che le regole ingiuste hanno un peso maggiore. Proprio per questo conviene accettarle come immutabili. Non perché non ci siano alternative, ma perché cambiarle danneggerebbe determinati interessi.
I giochi da tavolo non rispecchiano la realtà, ma rendono visibile qualcosa che nella vita di tutti i giorni tendiamo a reprimere. Le regole funzionano solo se sono applicabili a tutti. E i sistemi non naufragano sull'impossibilità della giustizia, bensì sulla mancanza di volontà di realizzarla.
Mi guadagno da vivere gingillando con i giocattoli da mattina a sera.
Questa è un'opinione soggettiva della redazione. Non riflette necessariamente quella dell'azienda.
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